Nubifragi e allagamenti. Diamo poteri alla protezione civile

            
Non ci interessa correre dietro all’ennesimo disastro atmosferico.  Sono discussioni accademiche  e dottrinali (su modelli matematici fallimentari) sul nulla. E' invece prioritario il tema lavori che intoppi burocratici hanno frenato e frenano, com’è a Genova. Una via di uscita c'è. Prendiamo il modello Aquila e la protezione civile ‘era Bertolaso’. Per  il capitolo  dissesto (vario) del nostro Paese occorrono poteri speciali, che spianano vie per costruire e fare. So che è un discorso impopolare dopo quello che è successo a Expo. Ma la protezione civile deve essere azione, pronto  intervento  e, soprattutto, opere e lavori da affidare, ad esempio, al genio militare (per sottrarle a gare, appalti e giri lunghi).  Il modello Bertolaso, ai tempi del terremoto dell'Aquila, era un caterpillar. Scavalcava pastoie burocratiche di ogni sorta, aveva il lasciapassare immediato. Era una potenza. Dobbiamo recuperare quella protezione civile  lì. Dopo gli scandali e le nefandezze del terremoto e della Maddalena la 'super' protezione civile fu progressivamente svuotata, rendendola un braccio debole. Ma per l'Italia, nazione dal disastro facile, che cova dietro ogni angolo, è fuori da ogni logica avere una protezione civile che cura, con delle aspirine, le ferite del giorno dopo, in attesa, ancora!!!, che qualcuno decida cosa e quando fare. Rischi e paure sono tante. In un paese ludico di affaracci sporchi i mendicanti del pizzo si annidano ovunque. Però non deve essere un freno a ritentare di nuovo. Non ci sono altre vie veloci per rimettere ordine e coprire i buchi del nostro Paese-gruviera

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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Maurizio Guandalini