Taglio dei parlamentari. Scampoli di tappezzeria in una stagione senza bussola

Un mio editoriale dell'8 ottobre 2019 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini
Chi non vota sceglie la poltrona. I fan sfegatati del taglio dei parlamentari la sventolano, simbolo dello spreco. Oggi l’esito. Non cambierà alcunché. Sia in un verso che nell’altro. Sono scampoli di tappezzeria di una stagione  senza bussola. Ordine logico. Urla caricate di kamasutra privi di godimento. Bava alla bocca, contro. Un po’ rideranno questi condottieri del male degli altri? Starnazzano verso il potere e loro lo occupano senza colpo ferire. Dandoci a intendere che sono i buoni. Che la democrazia si fa su internet. Chez una società privata che mette le stelle della libertà. Punti di vista. Sprechi 10 miliardi di euro  per ‘non’ salvare Alitalia ed esulti nel tagliuzzare 345 seggi per risparmiare 500 milioni di euro? L’efficientismo della politica richiede più politica, pagata bene.  Per me che ho dei dubbi sull’uno vale uno, che tutti debbano esprimersi indistintamente previo un esame di idoneità, guardo al totale e mi ritrovo politici mediocri che ci rappresentano nei pregi e nei difetti. Nell’approssimazione. A conseguire il ruolo di classe dirigente. Coraggio, altruismo e fantasia. Crogioliamo in lodi alla maturità del popolo perché in tv guardiamo più Angela che De Filippi. Ma è un controllo di vicinato asettico, che vede la pagliuzza e non la trave, esultante per le briciole e rinunciatario della sostanza.
La cafoneria si muove con l’esclusivo intento di punire. E si appoggia a sicari, con rancore, nel nome di denaro sottratto maldestramente. Rubato. Non sgomitiamo che in Parlamento ci siano i migliori, li mandiamo a casa con riforme del tinello, in penombra, perché, mannaggia la malasorte, in quei palazzi non ci stiamo noi, spaparanzati a godercela. I problemi vanno risolti. La Costituzione aggiornata. La democrazia accessibile a ognuno. Non per censo, eredità famigliare, ricchezza. Già assaggiata dal 1939 al 1943 quando la Camera dei fasci e delle corporazioni sostituì quella dei deputati. E da lì sono partite storture e manchevolezze del carattere degli italiani. Fertile terreno del grido ‘è tutto un magna magna’.
 

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Maurizio Guandalini
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