Se l'emergenza migranti non si risolverà seriamente, il Fontana pensiero ritornerà fuori e si rafforzerà

Un mio articolo su L'Huffington Post

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Se l'emergenza migranti non si risolverà seriamente, il Fontana pensiero ritornerà fuori e si rafforzerà

 16/01/2018 10:52 CET | Aggiornato 1 ora fa

di Maurizio Guandalini -Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Il candidato presidente per il centrodestra in Lombardia Attilio Fontana brinda con alcuni simpatizzanti in occasione dell'apertura della sua campagna elettorale a un mercato di San Maurizio al Lambro, zona periferica di Cologno Monzese, alle porte di Milano.

Al sacrestano pacato, Attilio Fontana, candidato della Lega alla presidenza della Regione Lombardia, hanno messo il turbo. Ma non della sua taglia. La scossa potente l'ha fatto sconfinare sui temi della razza. "Con troppi migranti la razza bianca è a rischio", ha detto il novello condottiero del varesotto. Chissà se nei dì di festa ha spulciato tra le righe del Manifesto di "quando c'era Lui". Datato 1938.

Peccato, perché queste folcloristiche uscite servono per animare i nerboruti delle valli ma ammorbano i volenterosi, con tante ragioni, che spingono per risolvere la vexata quaestio dei migranti. Il solo dopo che accende i barricaderi della cabina elettorale. Altroché pericolo di guerra nucleare allertato da Francesco.

Sull'iceberg dove è accucciato, Fontana, non è solo. Un sondaggio della Swg ci dice che55 italiani su 100 giustificano il razzismo: ce l'hanno con i migranti e i rom. La linea dura sui migranti vale quasi il 30 per cento dei voti. Quindi la colonialata in salsa razziale è studiata. È l'umore delle città. Dell'uomo qualunque che tocca con mano. Vede, per esempio, le intemerate a bombazza di Brumotti, l'inviato di Striscia la Notizia, che fa le piazzate nei luoghi dello spaccio di droga. Tra le ultime davanti alla Stazione Centrale di Milano. Zona centralissima. Nordafricani che smerciano sotto gli occhi della polizia e dell'esercito. Ovunque. Cumulando insicurezza e paura.

Alla fine della fiera, Fontana e i suoi slogan a parte, il gigante degrado c'è. Vistoso. Svegliatevi e non fatene una disputa ideologica. Indicate soluzioni, però. Dire come fa il pentastellato Di Maio, "prima che agli immigrati, pensiamo alla qualità di vita degli italiani" è un sentiment patriottico carino, ma sospeso. A divinis. È come declamare la cronaca del panico alla Berlusca, "mezzo milione di migranti in Italia per delinquere". Scusi, Cav. e quel trattato capestro di Dublino, migranti da noi, del 2003, ci sembra l'abbia firmato lei.

Stop. Adottiamo per la categoria dei principi etici le parole del Papa che, durante la giornata mondiale del migrante, si è lasciato un po' andare: immigrati entrate, ma rispettate leggi, cultura e tradizioni. Per i politici risolvere lo stallo partendo da qui sarebbe un successone. Che tradotto sono i controlli, gli interventi delle forze dell'ordine, le pene dure. Ingredienti base. Giusto per non trovare, uno arrestato al mattino, in pianta stabile, la sera, a spacciare.

Detto questo, sulle cose da fare, rimane aperto il fronte europeo. L'ultima di cronaca è il giovane del Gambia che pur di superare i blocchi a Ventimiglia, muore folgorato sul tetto di un treno. Ergo, i cugini d'oltralpe, applicano pro domo loro il controllo alle frontiere. Nell'incontro Gentiloni-Macron dei giorni scorsi, il Trattato di un solo punto da controfirmare era l'accordo sui migranti. Non l'hanno fatto, preferendo la discussione su altri temi e accenni generali alla revisione del trattato di Dublino (che non si farà mai). Mentre il laissez faire europeo intensifica la firma di trattati bilaterali tra paesi ex comunisti, atti a fermare l'ondata migratoria. Se la tavola apparecchiata rimane questa, tristemente, il Fontana pensiero, ritornerà fuori e si rafforzerà. Per manifesta incapacità politica a risolvere i problemi e raffazzonare solo slogan e chiacchiere perdigiorno.

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Maurizio Guandalini
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