Se l'elemosiniere fa l'elemosina, lo Stato che fa?

Editoriale del 15 maggio su Metro Quotdiano

di Maurizio Guandalini

Stupirsi che l’elemosiniere del Papa fa l’elemosiniere è come chiedersi perché la Chiesa aiuta i poveri. E’ sceso nel tombino, ha riacceso l’interruttore della corrente del palazzo occupato. E ora pagherà le bollette della lucearretrate. Speriamo lo faccia davvero. Per completare al meglio la sua missione caritatevole. Non la prima che per nome della comunità dei credenti fa lui, il cardinale Krajewski, e altre associazioni a Roma e in Italia.

E’ una supplenza dello Stato. Che, dopo non aver fatto lo Stato, d’un tratto, si è svegliato dal torpore e si è accorto di uno stabile abitato da trecento persone. A volte ho come l’impressione che il vessillo della povertà sia dopato dalla politica per poi farne l’uso meno nobile. In giroconti distorti. La narrazione contemporanea ci ha presentato il conto di 5-6 milioni di poveri. Sono usciti dal cilindro reddito e pensione di cittadinanza. Tra rinunce e riconsegne delle card, il totale ci dà poco più di un milione di bisognosi coperti. La mistificazione felliniana del problema ci dice: 1) che la povertà non è a cifre esplosive; 2) che per gli inventori dell’aiutino la povertà è un problema risolto.

La vicenda di quell’edificio popolato abusivamente segna un saldo negativo per l’amministrazione pubblica. La povertà è incurabile. C’è chi ne esce e chi vi entra. Questione di soglia. Se, però, i dati non sono così drammatici, poche parole e le soluzioni si trovano. Per lo Spin Time come per altro. Si fanno rispettare le leggi. Si danno alternative. E chi fa orecchie da mercante, nessun pietismo, si procede all’ordine. Lo Stato lo deve fare. Prima. Perché ci sono le condizioni per traslocare dalle emergenze gravi. Lontano da sceneggiate folcloristiche che dipingono l’Italia con le pezze al culo. Confuse con la fiumana di nero occupazionale. Assomiglia alla discussione sui migranti poverissimi. Sostenuta con veemenza. Per constatare, oggi, che sono per lo più appartenenti alla classe media. Non indigenti come la vulgata del ragionare approssimativo e giugulare lasciava intendere.

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Maurizio Guandalini
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