Quei fischi al Pd e le ovazioni alla politica populista

Un mio articolo su l'Huffington Post

https://www.huffingtonpost.it/maurizio-guandalini/quei-fischi-al-pd-e-le...

di Maurizio Guandalini

Dopo gli accadimenti di Genova non facciamo, noi, i conigli, nel scansare, dai nostri occhi, quello che sta avvenendo dalle parti del Governo. Il duo Di Maio-Salvini. Quel populismo all'ennesima potenza sopra il dramma di Genova.

Di politica e di italiani si tratta.

Il flash mob collettivo è in quel "disastro annunciato". Vale per Polcevera, per i terremoti, per i dissesti idrogeologici, per gli scontri dei treni, per le periferie degradate e il corredo ampio, e ricco, del caso italiano (anche se solo italiano non è, visto che nella vicina, e progredita, Francia ci stanno migliaia di ponti che andrebbero chiusi domani mattina).

L'approccio retorico, anche di noi giornalisti, dopo gli avvenimenti di questo palinsesto drammatico è asserire che era prevedibile. Previsto. Che si poteva evitare. Come? Con prevenzione e manutenzione. Sistemando le case pericolanti, assicurandole contro le calamità, rifare le tratte ferroviarie, acquistando nuovi treni, costruire case nuove nei quartieri abbandonati, nuovi ponti e via elencando. Perché non si è fatto? La politica di turno non ha fatto. Non ha provveduto.

Non ha mantenuto le promesse.

Spesso la politica si è fidata troppo di alcuni tecnici rispetto altri e non ha ascoltato, ha sottovalutato, non ha programmato, ha vissuto (e vive) alla giornata. Gli conviene.

Per questo centra poco il linciaggio contro la famiglia Benetton. Se non come capro espiatorio, oggi, di una politica leggermente infantile. Senza nerbo. Che gioca a nascondino. Che procede per sottrazione, alla ricerca, con fare giustizialista, del nemico, che alla fine è sempre uno, e uno solo, Renzi, il Pd e i governi che ci sono stati prima. Osservate il vice premier Di Maio, all'indomani del crollo del Ponte Morandi. Senza conoscere o aver letto uno straccio di carta o dispositivo ha ricercato immediatamente il colpevole. Accusando i Benetton ma imbastendo un po' di campagna elettorale contro Renzi, il Pd e coprendo – con sapienza comunicativa basica, spalleggiata dal carrozzone informativo corrente – le grandi contraddizioni politiche dei 5 Stelle proprio di fronte al ponte caduto di Genova e più in generale verso le infrastrutture costruite e da costruire.

La rappresentazione, quella di Di Maio, di un partito di lotta e di Governo. Agli occhi degli italiani un giustiziere h24 alla ricerca del colpevole, dimenticando che parte dei comportamenti dei 5 Stelle, il modo di ragionare, ad esempio, ha soggiogato, illuso, ammaliato gli italiani, educandoli, ad un approccio, verso le nuove opere da costruire, con diffidenza, quasi repulsione, di inutilità.

La logica della politica dei grillini è pauperistica. Di Maio è Ministro del Lavoro ma non ha agito per aggiungere un posto di lavoro in più. Tutto è mirato a costruire il più bello dei mondi possibili (che è solo nella testa dei grillini) punendo la malvagia globalizzazione, i capitalisti, i padroni delle fabbriche, le banche e i banchieri. La logica è quella, solo quella, anche in questa faccenda del ponte di Genova. Prendere una famiglia di ricconi, i Benetton, accusarli di fare solo profitti sulla pelle della gente (nell'immaginario collettivo dei momenti drammatici dà la maggior resa), intrallazzati con la politica precedente, quella del Pd e di Renzi, per fare un gesto dimostrativo (che si rivelerà inconcludente), iniziare la procedura per togliere la concessione ad Autostrade (muovendosi, anche qui, con un istinto fanciullesco, da leader dell'opposizione, anarchico più che da vice premier a conoscenza che togliere la concessione farà danni incalcolabili oltre a essere giuridicamente intricato, con procedure infinite) e finirla, dopo l'azione dimostrativa, lasciando sul campo solo macerie (dimenticando che dà lavoro a migliaia di persone, che sostiene migliaia di famiglie e che una presa in carico della gestione da parte dello Stato appesantirà il gravame economico, per i cittadini, in modo incalcolabile).

Una politica così dove vuole andare? Una politica che poggia sulle emozioni last minute cosa serve? Eppure è il sistema di ragionamento che accompagna il blocco grillino. Che vive agitando fantasmi e paure facendo credere che i mali si tolgono eliminando il cattivo capitalista di turno (la tav, l'Ilva, il job act), avido di profitti, parato nella vecchia politica, a scapito del cittadino.

L'opinione pubblica applaude l'agit-prop. Ma dopo?

Genova ci dice che ha fatto male la politica precedente e che la politica contemporanea, forse, fa peggio. Non può essere la soluzione (contro) grillina. Dimenticare che i 5Stelle erano contrari alla grondaia del ponte Morandi e che etichettavano come fanfaluche chi diceva che quel ponte andava ricostruito è il tipico atteggiamento di quel movimento, contro sia alla modernità e al nuovo, visto come superfluo. Una spesa. Inutile. Che grava sulle tasche degli italiani. E' la loro chiave per combattere la globalizzazione (selvaggia) e il capitalismo. Poi si vedono i risultati. La Lega va a ruota. Con fare forcaiolo, quello che gli riesce meglio (dimenticando che ha un passato sia di Governo nazionale – con i Benetton ha avuto a che fare - che di Governo regionale, ad esempio la Lombardia dove i ponti pericolanti abbondano). Ma la Lega è furba (non si sa fino a quando regga il giochetto), sfrutta quello che c'è, spacciandolo come risultato straordinario raggiunto da avocare solo ai propri sforzi (vedi la questione migranti e sbarchi: il lavoro sporco l'ha fatto Minniti e risultati, meno 87% di sbarchi quest'anno rispetto al 2017, li porta a casa Salvini).

Cosa può fare la politica? Recuperare lo spirito degli anni Sessanta (l'autostrada Milano Napoli fu costruita in soli 8 anni). Complesso. D'altronde la politica grillina, che procede per sottrazione, arriva agli italiani in un momento di crisi economica dove tutti si sentono con qualcosa in meno, più poveri, con il sospetto che qualcuno, il capitale, li ha fregati e continua farlo, ancora di più di fronte a questi disastri, dove gli italiani non comprendono che proprio al cospetto di incidenti catastrofici una economia tirata, è perdente. C'è una strana voglia di statalismo. Di comunismo, spingendomi in un azzardo che so avere risvolti spettacolari.

Nella concessione di Autostrade era prevista la manutenzione del ponte Morandi. La discussione è se è stata fatta. Abbastanza, poca. Il ponte è costruito con concezioni ingegneristiche superate. Da prevedere. Non certo con un semplice monitoraggio. E qui, a fianco della politica entra la scienza. Lo scontro dottrinale. Di scuole di pensiero spesso agli opposti. La politica dei partiti (italiani) non deve fare la lotta al capitale e al globale ma recuperare in questo frangente un ruolo (non come sulla faccenda dei vaccini, però). Ma farlo veramente. Convinta che ha che fare con una materia che non dà un ritorno elettorale. Almeno nell'immediato. Quando si va su infrastrutture e simili si percorre un arco di tempo medio di dieci anni. La politica ha il potere o per lo meno deve recuperarlo questo potere, per fare promesse e mantenerle. Accorciando i tempi di realizzazione.

Da quanto tempo si dice e non si fa? Possibile che per vedere treni nuovi occorre aspettare anni? Possibile che per vedere un ponte nuovo si attendono decenni? Vogliamo poi utilizzare la scienza quella del dubbio e non fermarci agli appalti al miglior ribasso, e a quei tecnici alla ricerca della lucrosa commessa? Se la scienza afferma che il ponte Morandi era un pericolo, chi deve ascoltarla? I Benetton titolari della concessione che cura quel ponte o soprattutto la politica, il ministero delle Infrastrutture? Perché si è sottovalutato la faccenda dei materiali?

La politica vuole far rientrare in gioco, oltre alla scienza, anche gli italiani?

Il Piano Casa che fine ha fatto? Quanti hanno ristrutturato edifici pericolanti e assicurato le abitazioni? Quanti edifici scolastici sono rientrati a norma? Perché si continua costruire con il cemento e non con il legno o con altre soluzioni più sicure e vantaggiose? Quanti a Milano hanno cambiato le caldaie inquinanti che rovinano l'aria che si respira?

Sono disposti gli italiani a scrivere un contratto con il politico di turno consapevoli che si lavora non per sé stessi ma per le generazioni dei nostri nipoti?

 

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Maurizio Guandalini
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