Perché il Pd non rientrerà in gioco. E perché è meglio così

Pd, è ora di sbottonarti? La strada è stata indicata dal sondaggio internet degli iscritti al Pd lombardo (pdlatua.it) presentato a Milano. Opposizione. Niente Governo con i 5 Stelle. Così per chi non l'avesse capito, una giocata su quel fronte sarebbe senza successo. Non ci sarebbero nemmeno i numeri per stare tranquilli. Eppoi l'idea di un Pd pedagogico, balìa dei 5 Stelle è un controsenso in termini. Una strategia politica nulla. Che andrebbe dritta a sciogliere definitivamente il partito democratico perché il gioco che fanno i 5 Stelle è per l'egemonia e temperare la tattica (non risolta) di Di Maio nei confronti di Salvini e del centrodestra, per ora ferma al 'goto de vin', al bicchiere di vino del Vinitaly di Verona.

L'occasione per il Pd di rientrare in gioco, soluzione ipotizzata dai renziani che hanno chiesto la sospensione dell'assemblea di partito del 21 aprile, può essere l'ipotesi, non espressa, di un Governo (a tempo) del Presidente. A tempo (elezioni a ottobre 2018 o insieme alle europee nel 2019) perché permetterà al Pd di decantare la situazione interna e individuare come probabile un segretario di stretta osservanza renziana (Maria Elena Boschi? Richetti no, troppo autonomo).

Ma le quotazioni per percorrere la soluzione di un Governo del Presidente sono cambiate in queste ore. E pensare che dalle colonne del Corriere era arrivato l'assist di Berlusconi che spingeva per un Governo autorevole (e non pensava né solo al centrodestra e nemmeno a un centrodestra+5 Stelle) in grado di affrontare la crisi internazionale.

Chiariamo. Nella situazione odierna l'ipotesi di un Governo del Presidente (che vuole dire Governo di tutti o Governo tecnico) non è paragonabile a un Governo del Presidente dell'era Napolitano. E' cambiato lo scenario. C'è il proporzionale e due partiti (Lega e 5 Stelle) vincenti. Questi due partiti stando all'indagine swg uscita domenica sono in forte crescita. Se si va a votare supererebbero il 55%. Chi si azzarda dei due a entrare in un Governo di tutti anche a termine? L'incognita è quel 'a termine' perché sono proprio i governi ab illo tempore che fregano. E poi per far cosa?

Inoltre è venuta meno il lodo del precipitare della crisi siriana che spingeva a chiudere con un Governo del Presidente, motivo dell'intervento di Berlusconi sul Corriere di domenica. Rimane l'incognita economia e spread. Alcuni ipotizzano, questa settimana, un ripresa probabile dell'indice differenziale dei titoli di stato, decennali, italiani (BTP) con i Bund tedeschi.

Rimangono le elezioni? Su questo giocherà il Presidente Mattarella a costo di convincere parte degli eletti dei 5 Stelle (il movimento è spaccato con altri candidati premier all'orizzonte: vedi Di Battista) e della Lega (in apparenza è un moloch attorno a Salvini, ma di fronte a un ritorno elettorale ci sarebbero molti tentennamenti)? Non sarebbe quest'ultima una modalità che passerebbe alla storia e non farebbe altro che rafforzare le leadership, non realizzate, di Di Maio e Salvini.

Così stando le cose il Pd deve continuare a sperare ad un accordo tra Lega (con il centrodestra tutto) e 5 Stelle. L'ipotesi di un Presidente incaricato ha zero probabilità. Martina ha detto confrontiamoci con il Presidente incaricato. Si può fare. E' una formalità. Ma con la probabilità di uscirne a pesci in faccia. Troppe pregiudiziali incrociate, chi verso il Pd, chi verso Forza Italia, chi verso la Lega.

Intendiamoci, qui, sull'autorevolezza del Governo e sui numeri. Far nascere comunque una compagine con il clima che c'è vuol dire chiudere la claire nel giro di pochissimo tempo. E un fallimento avrebbe ripercussioni pesanti di consenso e affidabilità politica. E' vero che i 5 Stelle hanno votato la Casellati: ma è improbabile una unità del movimento attorno alla lunga mano di Berlusconi. Se è così perché dovrebbe convergere in aiuto il Pd? Lo stesso vale nei confronti di un incarico a Fico, il Bertinotti dei 5 Stelle: lo vedete Salvini o Berlusconi andare d'accordo? E, anche qui, perché dovrebbe reggere il moccolo il Pd?

Stando che un Governo in carica c'è, al Presidente Mattarella dopo un incarico formale a qualche personalità non rimarrà che constatare la necessità di ritornare alle urne. Non ci sono altre scorciatoie. Un Pd fortemente indebolito e Forza Italia ridotta al lumicino non lasciano, come è successo in un passato non tanto lontano vie di uscite. Il Pd ci guadagna tenendo la barra diritta e senza cedimenti in modo che siano chiare le responsabilità di un ritorno veloce alle urne per manifesta incapacità di mettersi d'accordo e iniziare a governare il Paese. In caso di campagna elettorale rapida il vero busillis di Renzi è se accelerare e scegliere il segretario a pieni poteri senza Congresso (e utilizzare il trampolino di lancio delle elezioni) o andare avanti con la reggenza Martina che sarebbe, a questo punto uno stato emergenziale e il facile capro espiatorio nel caso di ulteriore flessione. Ma si sta parlando di un partito, il Pd, che il suo orizzonte temporale segnato alle elezioni europee del 2019, primo step di un possibile rilancio politico. E non sarà necessario rifare il partito e ripartire da capo come ipotizza Bettini

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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