Perché il Pd deve sostenere Minniti (e la sindaca di Codigoro)

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Perché il Pd deve sostenere Minniti (e la sindaca di Codigoro)

 08/08/2017 10:20 CEST | Aggiornato 11 ore fa

Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Il Ministro dell'Interno, Minniti, sta come un elefante dentro la cristalleria. La vicenda del codice delle Ong è un dettaglio. La strategia legge e ordine del deputato calabrese rimane una sola: chiudere i porti. Una strategia non last minute ma complessiva, perché prima di tutto richiamerebbe l'Europa ai suoi obblighi e non solo l'Italia ai suoi. Perché questa vicenda del codice delle Ong è davvero fumo negli occhi rispetto ai pensieri e alle preoccupazioni degli italiani: i migranti entrano e sono ospitati nei vari comuni italiani. Lì guarda, Minniti, anche per affinità dei suoi obblighi istituzionali. E il ministro dell'Interno sa che la questione sul territorio è esplosiva. Ricordate la dichiarazione sempre flemmatica del premier Gentiloni, "Torno a vedere una brutta aria"?

L'uscita della sindaca di Codigoro del Pd, che intende far pagare più tasse a chi ospita migranti è l'iceberg della questione. Provocatoria fin che volete, d'accordo, ma sintomo di un momento dove tanti primi cittadini non sanno dove sbattere la testa, causa improvvisazione continuata delle istituzioni, dai ministeri ai prefetti.

Qui Renzi deve fare chiarezza dentro se stesso: o sta con la sindaca di Codigoro che esprime il vero disagio dei comuni italiani o sta con l'ex sindaco di Lampedusa Nicolini. Volgarizziamo il contendere e la scelta ma non si può stare sul mezzo e tenere dentro tutto. Non si può stare con il piede in due scarpe e insistere con slogan, vuoti, aiutiamoli a casa loro, quando si sa che si tratta di tempi lunghi, lontani mille miglia dalla necessità di far presto.

Così come dovrebbe essere chiaro che il Pd sta, tutto, con Minniti e non con Delrio (che già si era scontrato con Minniti sulla chiusura e apertura dei porti) pronti ad abbracciare messaggi equivoci e pericolosi: porti aperti, migranti venite a noi. È un terzomondismo dalle tinte "cattocomuniste" che sarà un caso se proviene dal già sindaco di Reggio Emilia, Delrio, territori dove ha prosperato un ideologismo internazionalista rimasto sconfitto di fronte ai problemi quotidiani dei cittadini, come il fenomeno "migratorio" dei democristiani (cattolici, quasi bigotti) verso la Lega nel Veneto. È quell'ideologismo di sinistra-sinistra che attraversa, oggi, il variegato arcipelago piddino: il ministro Orlando era quello che voleva la manifestazione (a Milano, c'è stata, tra l'altro partecipata da alte cariche istituzionali) del "migranti venite a noi, vi accogliamo in Italia" (mutuando la manifestazione di Barcellona di qualche mese prima).

È un ideologismo che tocca, molto, i fuoriusciti dal Pd, fino a Pisapia. Sono quelli "che non c'è allarmismo". Non c'è emergenza. Sono quelli che "Milano è il modello dell'accoglienza" ed erano contro i blitz alla Stazione Centrale perché non avvisati prima.

Già il tema migranti e immigrazioni è ideologico di suo. In Italia poi tutto diventa pout pourri di genere. Figuriamoci se ci mettiamo a tifare pro e contro i blitz. Figuriamoci se dobbiamo ridurre la questione migranti pro (sinistra) e contro (destra) l'accoglienza, così come i pro e contro Ong.

È evidente che il codice delle Ong da firmare è ridotto, rispetto ai problemi grandi in piedi, una pratica di mare. Dentro i confini italiani ci sono fronti aperti irrisolti. Per questo a Minniti si devono dare pieni poteri e lasciar fare quello che ritiene opportuno. Mettere in pratica la sua strategia. Non può girare come una trottola ab illo tempore alla ricerca di soluzioni che daranno efficacia tra 5-10 anni (quel 2,7% in meno di sbarchi registrati nei giorni scorsi ha poco da spartire con i provvedimenti presi nelle settimane trascorse).

La sinistra-sinistra e alcuni nel Pd se ne devono fare una ragione. La campagna elettorale di oggi si giocherà molto sul tema migranti. È se è così vuol dire che agli italiani l'argomento tocca. Da vicino. Per questo Renzi ha fatto bene a evocare la cancellazione dell'approvazione entro questa legislatura dello Ius soli. E stupisce l'uscita di Zanda, capogruppo del Pd al Senato, che si impunta sull'approvazione, entro breve, dello Ius soli. Sia chiaro. Lo Ius soli così come è oggi è cosa un po' pasticciata e sbilanciata. Lo Ius soli oggi, rivoltando la tendenza di qualche mese fa, è mal visto dagli italiani. Ma perché soluzioni del genere (fatto salvo che i diritti fondamentali ai bambini al di sotto dei 18 anni sono salvaguardati, senza nulla togliere o aggiungere rispetto ai bambini italiani) vanno fatte quando il quadro generale lo permette. Noi abbiamo confusione in mare, confusione all'interno delle nostre frontiere, soluzioni ballerine sul resto e vogliamo impelagarci con altro, lo Ius soli appunto, che simbolicamente aggraverebbero lo stato di preoccupazione degli italiani. Ci va Zanda a raccogliere i consensi per il Pd sul territorio?

Così stando le cose è evidente che una alleanza a sinistra è quasi impossibile. Con lo stesso Pisapia (il più moderato?) è improbabile. Vorrebbe dire il suicidio del Pd. Ora Renzi deve dire in modo chiaro con chi sta. Le uscite di questi giorni durante gli eventi di presentazione del libro, lasciano presagire un cambio d'aria. Ma esplicitamente Renzi deve appoggiare Minniti, rendere dura la sua posizione su immigrati e migranti. Legge e ordine non è di destra e né di sinistra. Il tema migranti come quello sicurezza sono contendibili perché nessuno ha una soluzione pronta in tasca (forse qualcuno si affiderebbe a Salvini o a Di Maio?).

Stare sul mezzo, anche come fa Gentiloni, non aiuta la campagna elettorale futura. Il Governo deve agire. Dare un taglio netto. Renzi deve abbandonare un po' i toni da boy scout e non aver paura di prendersi bordate da "destrorso". Sono i tanti sindaci del Pd che lo chiedono, primi cittadini che quotidianamente hanno a che fare con una situazione di stallo, migranti ospitati senza limiti di tempo, sintomo di un abbandono, da una tantuma una semper. E Minniti, chissà, potrebbe rappresentare una risorsa a premier per il Pd, voluta dallo stesso Renzi, nel caso di un passo indietro o lato, causa impedimenti di forza maggiore.

 

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