Perché, in fin dei conti, il voto tedesco ci dice poco

Editoriale del 16 ottobre 2018 su Metro-Quotidiano

 

di Maurizio Guandalini

Tanto rumore per nulla. Si attendevano le elezioni tedesche in Baviera, regione ricca, con  9 milioni di abitanti, come il vero test prima delle urne europee nella primavera del 2019. Scartabellando tra i dati, pericoli imminenti di rivoluzioni epocali, non pervenute. A colpi d'accetta c'è stato un travaso di voti dalla Merkel all'Adf (il partito di ultradestra) per le politiche sull'immigrazione troppo buone e un passaggio di voti dall'Spd verso i verdi per politiche sull'immigrazione troppo cattive. Piuttosto c'è da chiedersi perché in una area come questa, dove non c'è disoccupazione ma salari alti, pil alle stelle, sono penalizzati quelli che governano. Domande senza risposta allineate a quel 54% dei maschi europei che ritiene la prostata un organo femminile. Poi non meravigliamoci  troppo degli score in cabina.

Matteo Salvini primo firmatario del necrologio della Commissione vecchia maniera, non forzi la mano. Perché possono capitare sorprese, dal suo punto di vista, poco gradite. Soprattutto non si sbracci a connotare marcatamente di destra la Lega con baci abbracci a quelli dell'Adf tedeschi, ai lepenisti d’oltralpe e ai muraioli ungheresi di Orban.

Nei paesi dell’Europa che conta, non vi saranno stravolgimenti. L’Italia, con i 5 Stelle, la Spagna con Podemos, la Francia con Macron e ora la Germania ritornata verso i verdi, testimoniano l’affezione dei cittadini a movimenti fuori dai partiti tradizionali ma non interessati a sostenere la sollevazione di una vita. E’ vantaggioso per 5 Stelle e Lega concentrarsi sull’Italia e spendersi per consolidare il Governo. Come sostiene il professor Sapelli, più dello spread e dei rating, gli investitori (e i creditori) guardano alla saldezza. E, a occhio, dall’Esecutivo inglese (la May nel gorgo Brexit), passando per la Spagna (i socialisti sono a fine corsa), Francia (Macron che rima con delusion) e Germania (i destri del partito metteranno sotto tutela la Merkel), l’Italia, malgrado scazzi e approssimazione, è in zona franca. Ma contro chi faranno la campagna elettorale di maggio?

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Maurizio Guandalini
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