Non è la fine di Renzi ma della sinistra e del ceto politico ex Pci ed ex Ulivo

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Non è la fine di Renzi ma della sinistra e del ceto politico ex Pci ed ex Ulivo

 05/03/2018 12:03 CET | Aggiornato 19 minuti fa

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

 

Ha vinto la lagna continua. Un populismo lagnoso e per nulla reattivo. Ha vinto la non responsabilità. E la mancata riconoscenza.

Ha vinto un Paese con una società che al Nord vota contro immigrazione e meno tasse. E al Sud per il lavoro, o forse è meglio specificare per l'assistenzialismo. Queste sono le illusioni offerte. Che non si paghino tasse, che c'è il lavoro per tutti e che gli immigrati saranno rispediti a casa.

È il disegno di uno Stato senza autorità, anarchico, che non rispetta gli impegni presi. Dove ognuno va per suo conto. E se non ci sono alla guida personaggi di peso si rischia di sbandare e finire nel burrone.

Capisco che argomenti del genere non fanno pigliare voti ma così è se vi pare. In Italia c'è stata la più grande ondata populista (l'accezione positiva o negativa del termine vedetela voi) della storia europea. È una rabbia che covava.

Attenti Di Maio e Salvini ora dovrete rispettare gli impegni presi. Non solo. Avete davanti a voi l'esempio della salita e discesa di una leadership simile alla vostra, quella di Renzi. E il tempo a disposizione sarà pochissimo per non cadere in disgrazia. Tra quando si stravince e quando si prende il potere passa un lasso di tempo lungo, infinito, mentre la gente freme a volere risultati immediati.

Ricordate la favola del Renzi che promette e non mantiene? Vedremo Salvini e Di Maio semmai saranno impegnati a Palazzo Chigi come parleranno con l'Europa, con la Germania, con Trump sulla vicenda dei dazi.

Di contro non è finito il renzismo ma il Pd. La sinistra. Perché forse qualcuno pensa che il carro condotto da Veltroni o peggio da Bersani, Letta o Prodi avrebbe preso una messe di voti? Anzi è finita quella classe dirigente.

Ex Pci ed ex Margherita, non più in grado di essere convincente (la debacle di Franceschini a Ferrara è lampante). Per sempre. Quel modo di pensare lì. Lo stesso Liberi e Uguali, fatta la scissione per prendere chissà quanti voti della sinistra, si è ridotto a un lumicino inesistente e ininfluente. E pensare che ha goduto dell'appoggio di stampa e tv.

Quella stampa che oggi può gridare vittoria perché lei prima degli elettori ha condotto una battaglia senza quartiere contro il renzismo (per altro mai nato). Contro Renzi. Ma ben presto si accorgerà cosa vuol dire non avere un leader e una forza, Renzi e il Pd, che hanno garantito la barra al centro di questo Paese.

Capirà finalmente cosa vuol dire responsabilità che le è mancata accecata da un odio senza quartiere contro Renzi. Alla fine ha inventato il fenomeno Gentiloni quando si sapeva essere una scatola vuota, un modo per sviare la campagna elettorale.

Ho trovato più elettori che mi chiedevano: se voto Pd voto Gentiloni o Renzi? E pure Gentiloni non ha fatto molto per scacciare l'ipotesi che a Palazzo Chigi potesse rimanere lui.

Dopo le dimissioni da premier contro Renzi si è scatenata una guerra senza quartiere. Gli è stato imputato di tutto. D'altro canto le istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica che ha un po' di responsabilità in questa partita, hanno voluto continuare la legislatura senza concedere le elezioni prima possibile alimentando così un populismo senza quartiere.

Renzi ha preso per le mani il Pd cercando di salvarlo, dopo alcuni errori suoi madornali: prima di tutto le dimissioni da presidente del Consiglio, poi l'aver gestito debolmente la patata bollente della minoranza Pd trascinandola per troppo tempo, divenendo complice inconsapevole della propaganda contro il suo governo e quello che aveva fatto di buono.

Non si è accorto Renzi dell'inconsistenza di Bersani &C. nell'elettorato di sinistra (e con loro pure il sindacato, la Cgil, che non si è risparmiata come spalla, così le varie associazioni di area, dall'Anpi all'Arci).

E infine, ultimo errore di Renzi, il ritardo con cui ha preso atto che il Pd era una scatola vuota, che andava riformato o chiuso per sempre e a quel punto decidere se fare un movimento alla Macron oppure altro. Era l'unico modo per fare un partito energico senza vincoli, discussioni epifaniche e sofismi (che ancora oggi la minoranza del Pd si esercita a mettere in cantiere).

Il dato positivo di oggi è che freudianamente i padri nobili del partito e la vecchia classe dirigente del Pci e della Margherita è stata definitivamente archiviata. I vari Veltroni, Franceschini, Prodi, Letta... chiuso per sempre. Non serve a recuperarli. I cavalli sono usciti dal recinto e sono andati al movimento 5 stelle o alla Lega.

Alcuni commentatori impegnati dicono che il Pd è stato percepito come partito di potere. Che scoperta. È dal 2011 che il Pd è al governo. Troppo. Un bagno di opposizione forse può fargli bene. Troppo sangue è stato versato per difendere l'Italia e il rischio baratro. La riconoscenza la si è vista nell'urna.

Sbaglieremmo a tacere che si tratta di una crisi epocale della sinistra in tutta Europa. E di certo Corbyn in Gran Bretagna non è il faro per farla rinascere. Una sinistra che ha maramaldeggiato a Bruxelles trovando accordi con Juncker, con la Merkel, facendo proseguire l'agonia di una austerità senza senso, alimentando, nel contempo, l'odio delle persone vero la stessa istituzione europea.

Anche qui Renzi doveva far calare l'asso quando aveva il Pd al 40%. Invece ha fatto poco o nulla. Ma tant'è l'imbrigliatura della presidenza della repubblica Napolitano è stato un ostacolo insormontabile.

L'Italia si ritrova con Lega, 5 Stelle e Fratelli d'Italia che a Bruxelles sono all'opposizione. Dentro gruppi che vanno da Farage, quello della Brexit, a le Pen. Per questo il risultato elettorale italiano è straordinariamente anti europeo.

Contro l'assetto attuale dell'Europa. Contro quell'assurdo accordo che ha portato ancora l'Spd a sputare sangue in Germania a favore della Merkel. Per tutto questo sarebbe bene che Renzi non se ne andasse dalla politica. Forse la ricostruzione di una nuova sinistra europea parte da lui (e anche un po' da Macron).

 

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