No Rai, no party

Chi comanda in Rai? Il governo vuole rivoluzionare il canone. Legarlo alla bolletta della luce, chiamarlo in un altro modo (contributo al servizio al pubblico) e abbassarlo di molto, in base ai consumi e al reddito delle famiglie. Bene, bravo, bis. Però, prima del cambio, dateci la tracciabilità di questa tassa. Lo vogliamo sapere, una volta per sempre. Pochi giorni fa, il consiglio d'amministrazione della Rai ha ricorso contro il Governo per il taglio di 150 milioni di euro deciso da Palazzo Chigi. Siamo a queste assurdità: ma la Rai non è  tv di Stato? Che fa, la Rai ricorre contro sé stessa? Siamo al top. Il servizio pubblico radiotelevisivo c'è in tutto il mondo. Ok, va bene, possiamo tenercelo anche qui da noi se è così esistenziale,  carico di fini e valori quasi sacrali. Noi siamo per togliere la tv di Stato e cancellare il canone. Pare una riforma troppo radicale. Ma se non ve la sentite di fare questa riforma radicale, Governo ci devi spiegare, per filo e per segno, cosa cavolo conta una Rai così com'è adesso. Dove sta il servizio pubblico? A meno che non si voglia giustificare il pubblico  (servizio) per la presenza di Rai Parlamento. Il canone Rai dovrebbe essere una tassa di scopo, come tutte le tasse, e quindi va riempito di obiettivi quello che, ora, è l'alibi di 'pubblico' perché si sta  coprendo un insopportabile fai da te, una melassa di programmi, conduttori e dirigenti che di pubblico, cioè pagato da noi, ci stanno solo gli stipendi.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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Maurizio Guandalini