Neutrali non vale. La classe dirigente italiana dica per chi vota

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Neutrali non vale. La classe dirigente italiana dica per chi vota

 13/02/2018 16:40 CET | Aggiornato 7 minuti fa

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Si accettano miracoli. Per accaparrare l'ultimo voto. Anche quello dei genitori del cagnolino. O del pappagallino. Dimenticando che per volere bene agli animali basta dire eliminiamo la caccia. È no, vale il precetto, inviolabile, di non scontentare l'elettore. Ma se i vari leader imboniscono h24 vuol dire che il terreno è fertile. Cioè buona fetta degli italiani si crogiolano dentro volentieri. E forse gli italiani sono stati abituati così.

Hai voglia andare in tv o sui giornali e dire che non si promettono mari e monti. Non si attira l'attenzione e, noi elettori, non godiamo delle lussuriose promesse per qualche giorno. Oilà, ci scampi dal fare i soliti ragionamenti. Quando abbiamo iniziato a scrivere questo pezzo, il nostro intento era diverso.

Non è vero che tutti promettono a fondo perduto. Insomma serpeggia una sorta di qualunquismo low cost. Che si autoalimenta per manifesta, e voluta, ignoranza di chi si diletta a propinarci quote abbondanti di sciocchezze a buon mercato. Come quella che ovunque si sente dire, con soffio d'insofferenza iniziale, "non so per chi votare".

È venuto il momento di abbandonare il buon padre di famiglia e pure qualche libro di pedagogia e dire con franchezza che ci sono quintalate di ignoranza a saldo. Siamo più istruiti, abbiamo a disposizione strumenti di comunicazione a iosa, occasioni d'incontro non mancano, suvvia, non dite che non si riesce almeno ad abbozzare uno straccio di idea.

Lo scrivo anche ai vari colleghi editorialisti che sono solerti a giustificare e perdonare questo stato di cose senza prendere mai posizione e dire con chiarezza che questa non è la realtà dei fatti. Che c'è un pericolo reale per l'Italia se il nostro paese va nelle mani di certi leader politici con programmi astrusi e deleteri. Per questo l'appello di Claudio Cerasa su Il Foglio è da accogliere e controfirmare: la nostra classe dirigente, tutta (dai giornalisti agli amministratori delegati di aziende, rappresentanti del mondo professionale e associazionistico) non può permettersi di essere neutrale. Cadrebbe in un qualunquismo buono per tutte le stagioni. Solo così si fa il bene dell'Italia e degli italiani. Mai come oggi, scrive il direttore del Foglio, essere neutrali significa avere già deciso da che parte stare.

Giuro, in campagna elettorale ci sono partiti e leader che non dicono che toglieranno Roma e toma. Dobbiamo ritornare alla capacità di distinguere. Dividere l'olio dall'aceto. Capisco che fa gioco. Però non è solo colpa dei politici se ci sono giovani disinteressati al voto e altri, laureati, che vanno in tv e a una domanda, durante un quiz, rispondono che la Costituzione è stata firmata nel 1979.

E se andiamo a scorrere le uscite elettorali dei vari leader, con l'avviso in mano del Cardinale Bassetti, capo della Conferenza Episcopale, il quale ha detto che sono immorali le promesse non mantenibili, è evidente che, piaccia o non piaccia, ne esce meglio di tutti Matteo Renzi. Di fronte a proposte del tanto osannato, fuori corso, Berlusconi, o del sempre comodo Di Maio è chiaro che l'unico partito e leader che ha le idee chiare su quello che è possibile e non possibile fare è Renzi.

Perché non dirlo? Qual è la paura? Perché montare scenari su proposte che non si realizzeranno mai, dalla flat tax, l'aliquota unica per tutti i redditi a via il bollo auto, o via la legge Fornero con gli inginocchiamenti in Europa del Cavaliere davanti Juncker e di nascosto davanti alla Merkel. Salvini dice che il 3% (rapporto debito e Pil) non è un dogma. Berlusconi dice che occorre rispettarlo. Renzi è il solo che ha avuto il coraggio di alzare il tono di fronte alla Commissione europea.

Ottenendo lo sforamento del patto di stabilità. E se i comuni stanno facendo investimenti, opere, infrastrutture per miliardi lo si deve a quell'impegno. Non ne parla nessuno. Lo stesso sulle tematiche dei lavoro. E infatti chi avrà il coraggio di togliere il job act? Che certo andrà riformato, corretto fin che volete ma porta una firma precisa su chi ha deciso a introdurlo. Tralascio l'elenco delle riforme messe in cantiere e approvate per i diritti delle persone.

Appena Renzi ha sconfinato, secondo alcuni, nell'imbonitore, quel togliamo il canone Rai, apriti cielo. Ma dentro il Pd, il partito del segretario Renzi, si è svolta il processo tragicomico. Lettere, prese di posizioni, di amministratori locali sconosciuti e non, contro un modo di far politica che non piace.

Una politica urlata, qualcuno ha scritto. Siamo alla follia tafazziana. Anche quella proposta rivoluzionaria di togliere il canone Rai è in verità una riforma possibile. Da fare. Urgentemente. Perché è una tassa priva di scopo, come, al contrario, il capitolo imposte e tasse dovrebbero avere proprio nel loro tracciato di origine.

C'è molto da lavorare sul non fatto, dalla riforma fiscale alla questione immigrati che si è ritorta contro allo stesso Pd malgrado gli sforzi del ministro Minniti. Non scordiamo mai che il sistema immigrazione è ancora regolato dalla Bossi-Fini, una generazione fa e nulla da allora sul piano legislativo è stato fatto.

Dovremmo qui fare un altro post it su chi porta avanti i programmi. Il grande dibattito sulle leadership, dell'uomo al comando o meno. Oggi circola una contraddizione assurda: tutti contro l'uomo al comando perché sintomo dell'equazione "uguale a Renzi" mentre tutti, nessun leader escluso dell'odierna campagna elettorale, spera di diventare premier e decidere lui. Anche Pietro Grasso (memorabile la discussione con la Boldrini: non credo però risponderebbe allo stesso modo a D'Alema).

Diciamo anche qui con chiarezza che la miglior legge elettorale era quella seppellita con il referendum del 4 dicembre 2016 e che per portare avanti le grandi riforme ci vogliono grandi capi al comando: questo ci ha insegnato l'ascesa e lo stand by di Matteo Renzi.

Aspettarsi dei cambiamenti tranchant che il nostro paese ha bisogno come l'aria con questa legge elettorale e con i programmi in circolo in queste ore, è impossibile oltre che improbabile. L'Italia è un paese che va trainato, pungolato, sferzato di continuo e se ci aspettiamo avvenga con il rallenty odierno non conosciamo il nostro Stato di salute.

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Maurizio Guandalini
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