Meglio il renzismo di Jovanotti che quello di Volo, Lapo e Pif

Un mio articolo su l'Huffington Post

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Meglio il renzismo di Jovanotti che quello di Volo, Lapo e Pif

 01/12/2017 18:52 CET | Aggiornato 17 ore fa

di Maurizio Guandalini, Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Va così. Quando c'è aria di tempesta i primi a scendere dal carro sono i personaggi pubblici. Quelli che dove tira il vento. Succede oggi con Renzi. Gli ultimi della serie ad abbandonare l'ex vincitore sono Fabio Volo, Pif e Lapo Elkann. Abbandonano con uscite a effetto. Giusto per rimarcare e far capire che non c'è più per nessuno. Che loro danno il ritmo. E la festa è finita.

Ha iniziato Pif a dire ciao e non ritornare alla Leopolda. Disilluso o consapevole che ormai può farcela da solo? A seguire Fabio Volo, che qualche giorno fa ha fatto una sceneggiata contro il segretario del Pd, durante la presentazione del libro del conduttore di Radio Deejay, sprizzando dosi abbondanti di qualunquismo contro la politica e contro Renzi, additandolo come quello che preferisce i comizi invece d'approvare lo Ius soli. E per finire Elkann con un'intervista a Otto e Mezzo, "pensavo fosse amore invece era un calesse": dov'è Renzi, l'uomo del fare? Tutti delusi dal Matteo nazionale: ha creato illusioni e poi una volta al potere il nulla. Prometto e non mantengo. Possibile? È proprio vero?

Prevale sempre una visione distorta dell'uomo pubblico che accarezza in lontananza la politica e i loro protagonisti. Insomma non si capisce se ci sono o ci fanno. Quando, invece, nelle loro professioni dovrebbero prevalere registri contrari, mirati a fare un passettino in più, in avanti, caricandosi rischi e responsabilità. E non ragionare come parte del senso comune, disponibile a lisciare il politico di turno solo se promette quello che la gente piace sentirsi dire. I personaggi pubblici impegnati nelle arti e nelle professioni hanno per le mani strumenti accessori e preziosi per andare più in là del loro naso e comprendere quello che un detto popolare aiuta capire alla perfezione: tra il dire e il fare c'è di mezzo in mare. Ancora di più in un paese come l'Italia. Contorto. Complesso. Negativo di suo. Individualista. Dove il favore verso un politico, un'idea, un programma dura il tempo di una stagione meteorologica. Anche per insofferenza e incapacità dell'italiano a contribuire e sacrificarsi.

E la parabola discendente di Renzi spiega quello che stiamo descrivendo. Un leader giovane, capace, mai domo, che ha fatto errori ma non solo quelli, nella tundra italica ha scansato quello che c'era da scansare e invece di essere sostenuto nella battaglia più dura, il cambio di mentalità, di opportunismi a buon mercato e il corollario intorno, si è aperta una caccia per distruggerlo e non riconoscere nemmeno quel tanto che è stato fatto. Gli italiani si sono disinnamorati perché paurosi di cambiare il loro trantran, le loro consuetudini.

A proposito degli atteggiamenti di Pif rimandiamo a un bel ritratto fatto da Luisella Costamagna, che di certo renziana non è. Fabio Volo è Fabio Volo. Lapo Elkann invece ha confuso un'azienda privata con lo Stato. Ci sta tutto il quadretto. Come il diritto a cambiare opinione. Meno il fatto che Renzi in qualche modo li avesse scelti come compagni di strada. Possibili contributors a delineare una sinistra diversa, quella renziana per intenderci.

Sono errori macroscopici. Queste joint venture intellettuali, culturali, ideali sono sempre opportunistiche. Di passaggio. Di immagine. E non portano nemmeno i voti. Il rischio è perderci del tempo in modo infruttuoso a correrci dietro quando in tasca si sa dall'inizio non rimane che polvere. E un po' questo vizio "spettacoloso" Renzi ce l'ha. E poi ne paga pesanti conseguenze. Si tratta di un mondo radical chic (di sinistra, anarchico, di centro, un domani grillino: un ventaglio senza fine) che non giova alcunché. L'uscita di Fabio Volo che urla contro Renzi "approvate lo Ius soli", salvo qualche ora dopo su twitter dire "scusate ho sbagliato" è l'immagine plastica del mio alert. Un mondo di finti pratici, che a parole strumentalizzano a loro gioco le situazioni, i momenti, i personaggi politici. Ma non sanno proprio di cosa si tratti. È il modo di ragionare di persone che chiede sempre conto alla politica prima di aver fatto una sosta veloce di autocoscienza per vedere cosa loro fanno quotidianamente perché l'Italia funzioni meglio.

Grazie a Dio non è un mondo tutto uguale. Per esempio Jovanotti è un personaggio positivo. Che vede sempre il lato migliore. Per potercela fare. Lo fa anche con le sue canzoni e non avrebbe paura o timori a dire di continuare a sostenere un politico come Matteo Renzi. Perché coraggioso. E consapevole. Che non si può avere tutto e subito. Perché chi fa canzoni (o scrive libri, fa il regista, l'imprenditore), ha un compito non scritto, se volete, di educare, anche alla consapevolezza e al rischio e non fare solo polverone.

Ecco, la tendenza odierna è quella del gioco dello scaricabarile, di dire che tutti sono uguali, di male in peggio. Un qualunquismo e dei luoghi comuni che preoccupano siano personaggi della cultura ad alimentarli. Con quale scopo se non quello di fare uscite momentanee, spot, che accendono polveroni? Uno scatto di qualità no? Perché ripercorrere vecchi usi e costumi? Durante il fascismo professoroni e compagnia di giro inginocchiati al potere e dopo la liberazione i "non ricordo", autoassoluzioni, prove a discolpe, il dito che indica il vicino.

Vorremmo che il mood odierno si discostasse un po', anche per togliere da sotto gli occhi l'idea che ci ha sempre caratterizzato: l'opportunismo. Si può fare con la politica che certo deve ritrovare leader e cultura diversi dal passato, ma anche quello che ci gira intorno, personaggi delle lettere, dello spettacolo e compagnia cantante accorti che è giunto il momento di cambiare pure per loro.

 

 

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Maurizio Guandalini
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