Macron liscia i gilet gialli chiudendo il nucleare. Ma dal 2035

Editoriale del 28 novembre 2018 su METRO-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Cosa non farebbe quel Macron per darla d’intendere. Al giallo dei gilet risponde con il verde dell’ecologia popolare. Una centrifuga di sovranismo napoleonico, veloce, perché il clima è in pericolo. Chiuderà 14 dei 58 reattori nucleari, entro il 2035. Speedy Gonzales, praticamente. Gli assegni postdatati del mondo pulito che verrà sono un camouflage. Da quaresimali. Ai perché si vuole andare a tutti i costi su Marte. E’ il pianeta più vicino alla Terra. E malgrado l’adiacenza occorre aspettare 6 mesi perché rasenti una distanza di 50 milioni di chilometri. Va bé. Pressappoco quello che ci vorrà al capo dell’Eliseo per la concertazione e il dibattito con la nazione. Per evitare che paghino i soliti noti.

Non è proprio un afflato bonapartista. Sa di roba nostra. Che Salvini e Di Maio la ritirassero fuori la concertazione, parlando con i sindacati, scomparsi dallo scenario italiano da un anno o più, e il dibattito con i cittadini. Ne uscirebbero con i compiti belle che fatti per Moscovici. Con stacco di bacino in salsa macroneide. Una corroborante camminata verso il verde per respirare aria buona. C’è bisogno nelle nostre città. La meraviglia è che il solo provvedimento memorabile è togliere, chissà quando, una accise di 11 centesimi sulla benzina. Di mutazione green, rien de rien.

Ma i cittadini-consumatori oltre a fare il pieno, usano il metano e l’elettricità. E i costi sono pesanti per milioni di famiglie. La transizione energetica ha, quindi, vincitori e vinti. L’economia dei divieti – come scrive lo studioso Alberto Clò – e della burocrazia realizzata, col pretesto dell’ecologia, è una economia percepita come punitiva e perciò respinta. Nel piano ambientale del sindaco di Parigi, tra le proposte strambe, si eliminano i parcheggi, c’è il divieto di distribuire la carne due giorni la settimana, si blocca la circolazione nei week end organizzando grandi feste popolari. Saranno felici i 34 milioni di turisti che visitano ogni anno Parigi? Goderebbero come ricci i 29 milioni di italiani che giornalmente si spostano per lavoro e studio?

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Maurizio Guandalini
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