Ma cosa sta succedendo in Italia? Ovvero il complotto contro Renzi & C.

Un mio articolo su l'Huffington Post

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Ma cosa sta succedendo in Italia? Ovvero il complotto contro Renzi & C.

 18/05/2017 09:54 CEST | Aggiornato 3 ore fa

di Maurizio Guandalini/Giornalista, editorialista di Metro e saggista

 

Non capisco cosa stia succedendo: il rinnovato fuoco di fila contro Renzie la Boschi, subito dopo il plebiscito delle primarie, sta minando l'unica possibilità che ha l'Italia di restare in Europa (posto che i competitor, da Salvini a Grillo vogliono uscirne).

A cosa stanno pensando i poteri forti? A un outsider stile Macron? A un cambio in corsa nel PD? Con chi? Stanno preparando un ritorno del Centro destra a guida Berlusconi? L'America spinge perché l'Italia esca dall'Europa, preoccupata dal rafforzamento della Germania? Come ai bei tempi: Italia e Inghilterra alleate contro i germanici...

C'è un fermo in attesa di chissà quali eventi. E in questo frenetico immobilismo ci sono tanti che si muovono, che si agitano, che si sbracciano, per dire che ci sono se serve una mano. Da ex presidenti del Consiglio, ed ex di altre mille cariche prestigiose, che snocciolano la loro ricetta – sempre scritta in un libro – per uscire dalla crisi, per sistemare il Paese, che rivedere il sol dell'Avenir.

Analizziamo la spirale famigliare che ha coinvolto Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Osserviamo con attenzione dentro lo svolgimento di questa trama come una serie di protagonisti si sono dati da fare per ritrovare l'ennesima occasione per far fuori politicamente l'ex Sindaco di Firenze (vi consiglio di leggere le dichiarazioni dei vari Speranzae Bersani).

Di solito sono i figli che danno le rogne ai genitori. Vuoi perché sono scapestrati e sfaccendati. E allora, i padri, e le madri, si danno da fare a trovare loro un lavoro, una casa, una vita decorosa.

Se sono genitori con una professione che si tramanda (dal notaio al giornalista, passando per il farmacista) si fa in modo di preparargli tutto per benino, per lo meno un percorso splendido splendente senza curriculum da inviare.

Discorsi che non calzano per nulla a due giovanotti di belle speranze come l'ex presidente Renzi e la sottosegretaria Boschi.

Dire loro di seguire il principio giuridico della diligenza del buon padre di famiglia è quasi una barzelletta. Infatti, comportamenti e grane, da provare - per ora solo pettegolezzi a spizzico e bocconi -, dei loro papà, Tiziano, professione pensionato e imprenditore part time, per Matteo, Pierluigi, professione vice presidente di banca, per Maria Elena, stanno diventando macigni nelle loro carriere politiche, uno premier, l'altro Ministro, only self made man, costruite da soli, senza blasoni famigliari o spintarelle parentali.

Anche per questo motivo non si capisce il vociare cattivo, controverso, ma quotidiano, contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Ogni santo giorno, Striscia la notizia del papi implicato nella banca e del paparino che ha fatto affari con qualche costruttore.

Niente di disastrosamente illegale o fantasmagorico, infatti la giustizia sta scartabellando, senza arrivare a delle conclusioni rapide, addirittura ci saltano dentro integerrimi personaggi dell'arma colti a sbianchettare nomi e trascrivere mele per pere. Altri indagano su responsabilità bancarie di disastri che non sono da imputare al genitore della famiglia famosa che è stato destituito da ogni carica e commissariato dalla stessa figlia!

Nel totale, negativo, ci stanno Matteo e Maria Elena che non hanno alcuna colpa (per lo meno non trafficano in affari sporchi), anzi sono all'oscuro – addirittura, Renzi figlio, incita il papà a dire la verità - di quello che maldestramente (semmai fosse accertato) i loro babbi hanno fatto ma, per il teorema italico le presunte colpe dei genitori sono cadute su di loro.

E a ciclo continuo si alimenta un pressing ossessivo, di mezze parole, maldicenze, presunte nefandezze vergate da personaggi in cerca d'autore, presi da vendette personali per torti subiti o carriere mancate, per astii di vecchia data, antipatie a pelle, in un macchinario informativo narcisistico, gossipparo e autoreferenziale che ha precedenti noti.

Il copione è quello delle intercettazioni che finiscono, illegalmente (vecchia storia, mai risolta che ha fatto solo danni alimentando un voyeurismo come nei procedimenti giudiziari su Berlusconi), sui giornali per poi entrare nella caciara politica e starci per giorni e mesi, facendo sprofondare il paese nel macchiettismo più gretto, ampliamente conosciuto e spacciato all'estero. Ha ragione il Presidente emerito Napolitano: non meravigliamoci ora di questo andazzo. Piuttosto datevi da fare in modo severo perché non accada mai più. Senza paura degli ordini professionali.

Nella parodia in corso ci sono tutti legati tra loro, partiti, pezzettini di partiti, movimenti, pezzi di magistratura, mass media, l'editoria (perché spesso le spifferate che creano scalpore servono per lanciare libri) che "tarapìa tapiòco, prematurata la supercazzola. O scherziamo?" (Conte Mascietti, "Amici miei", 1975, n.d.r.). Cioé è in atto una bagarre incomprensibile, indecifrabile e fumogena, nella quale si distingue solo sempre e comunque l'attacco a Matteo Renzi. Una prassi ininterrotta per i più che è iniziata dal lontano 2013.

E veniamo alle domande iniziali, qual è l'obiettivo? Far chiarezza? No di certo. Non interessa come sono andate le vicende e quello che c'è di mezzo. Anzi conviene rimanga e si rimpolpi il torbido perché è funzionale al cancan che si alimenta. È funzionale alla confusione che a questo punto occorre dire ha dei fan privilegiati che sono convinti serva per poi passare all'incasso. Invece, e qui ha ragione Orfini nella sua intervista all'Huffington, salta fuori la rappresentazione di una democrazia, quella italiana, ancora molto fragile, debole, inconsapevole e infantile. E sospesa. In una rappresentazione di un teatrino che sarà funzionale a riempire pagine di giornali e poltrone dei talk tv ma che svuota un sistema, rendendolo preda di destini più cupi e scorribande straniere e italiche in odor di rivalsa per gli spazi perduti. È una forma di autolesionismo masochista che non ci aiuta a risollevarci e in questo ci distinguiamo negativamente da paesi come la Francia che nella malasorte sono capaci di trovare soluzioni conservando quell'amor di Patria invidiabile.

 

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Maurizio Guandalini
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