L'uscita di Napolitano & co. rafforza il patto dei "quattro moschettieri" per cambiare il Paese

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L'uscita di Napolitano & co. rafforza il patto dei "quattro moschettieri" per cambiare il Paese

 07/06/2017 10:23 CEST | Aggiornato 13 minuti fa

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Abbiamo difeso e brindato all'accordo tra il novanta per cento delle forze politiche per fare la riforma elettorale. È un esempio di volontà prezioso, un format utilizzabile in altre delicate questioni che interessano il Paese.

Stupisce non più di tanto, per la verità, che il presidente Napolitano, ma anche il resto di una certa élite di Stato, delle istituzioni finanziarie, bancarie e altro, si sia inalberata contro la legge elettorale - l'accordo tra i "quattro moschettieri" (Renzi, Berlusconi, Salvini, Grillo) - ma soprattutto contro l'eventualità di elezioni anticipate. Per una volta la politica ha preso il suo ruolo, ha salvato il suo primato e in pochi minuti ha trovato la quadra. Tutti quei poteri intermedi, quei poteri delle mediazioni, dei ritardi, quei malavoglia, coloro che "questa legge non mi piace", si sono trovati spiazzati. Messi da un parte.

La reazione del presidente emerito Napolitano, già cattivo consigliere di Renzi quando lo spinse a fare una riforma campale, per poi ritrarsi, dando a lui, a Renzi, le colpe per aver personalizzato la campagna referendaria, è un fatto non inaspettato. È la reazione del potere in decadenza a cui piace indirizzare, sostenere, per poi cambiare cavallo, ricondizionare, cambiare idee, difendere parti, particolari (vedi l'imprimatur a Orlando, minoranza del Pd).

Ma sono i motivi di Napolitano che sorprendono. Guarda con sufficienza l'accordo dei quattro leader bollandolo come convenienza dei partiti, dimenticando che la missione del presidente emerito, quando fu rieletto fu proprio questa, quella di mettere d'accordo i partiti a trovare un accordo per una riforma elettorale che potesse coinvolgere tutto l'arco costituzionale. E ora, che questo accordo si è trovato, Napolitano boccia l'accordo. Ma perché? Motivi di costituzionalità? Qualcosa che è venuto male? Suvvia, presidente, lei attraverso Renzi ha sostenuto una riforma elettorale che la Corte Costituzionale ha bocciato a piene mani lasciando un Consultellum che la futura legge elettorale alla tedesca riprende mettendo alcuni paletti. Questo è. Non garantisce la governabilità? Ma quale legge elettorale la garantisce?

Per questo l'operazione dei "quattro moschettieri" va difesa. Ai cittadini non interessa il merito della legge che entrerà in funzione, si fidano e vogliono si vada avanti al più presto. Al voto. E non servono quelle giustificazioni astruse del pericolo di tenuta dei conti, della bufera economica prossima ventura, che guarda caso riguarda l'Italia solo quando c'è da votare ed è sempre sostenuta da leader politici, pezzi dello Stato, e altri, che rischiano veder ridotto il loro potere, se non spazzato via, rendendolo inconsistente.

La volontà di tirarle per le lunghe sarebbe solo utile a fare come in passato, sostenere governi deboli, tecnici (facendo senatori a vita in 24 ore, per giusta causa), pastoni inutili che hanno solo indebolito le istituzioni democratiche di questo Paese sottraendo potere ai cittadini di votare. E tutte le critiche di questi giorni, di queste ore contro la legge elettorale che si andrà ad approvare, di coloro, commentatori, editorialisti, costituzionalisti, conduttori, politici trombati, politici decaduti, politici decadenti, politici del sol de l'Avenir, dov'erano tutti questi qualche mese fa, dov'erano anni fa, cosa hanno approvato negli anni trascorsi, dal Porcellum in giù?

Si capisce a occhio nudo che la polemica contraria alla legge elettorale e soprattutto alle elezioni è perché effettivamente dovranno trovarsi qualcos'altro da fare. E se questo è l'effetto della legge elettorale futura non c'è che da brindare, finalmente la semplificazione del quadro politico senza che "Tizio" con lo zero virgola si alza alla mattina e ha le convulsioni da giaguari da smacchiare, o "Caio" che vuole una verifica perché c'è qualcosa che non quadra.

Per questo la prova che hanno dato i "quattro moschettieri" è straordinaria e mette paura. Perché se utilizzata, agevolmente, anche in altre occasioni c'è il rischio di mandare a casa pezzi di Stato, pezzi di potere che hanno fatto il bello e il cattivo tempo. E l'esempio che danno i quattro è più rassicurante per i mercati di ogni manovra economica. In Italia da troppo tempo mancava il primato della politica.

Siamo il paese dei tecnici, del governo dei super tecnici, del tecnico futuro da occupare, Draghi, che presto se ne va via dalla Bce: questo accordo dei quattro farà chiarezza anche sui poteri taumaturgici di molti di questi personaggi così blasonati.

Speriamo solo che i Quattro, tra l'altro nessuno di loro eletto in questo Parlamento, anche questo un fatto eccezionale, che rafforza, simbolicamente, ancora di più la riforma elettorale che si andrà a votare, si rendano conto del potere che hanno tra le mani e lo utilizzino con convinzione anche per il futuro.

Di questo l'Italia ha bisogno. Smontare. Destrutturare. Salvini, Renzi, Berlusconi (che gli dovrebbe essere data la possibilità di candidarsi in Parlamento) e Grillo (anche a lui gli dovrebbe essere data la possibilità di candidarsi) hanno di fronte anni storici.

Appunto, speriamo lo capiscano. L'alleato maggiore è il presidente Mattarella che ha una concezione del suo ruolo nettamente differente dal presidente emerito Napolitano. Per Mattarella il primato della politica (e dei partiti) è al primo posto, come la determinazione che siano i cittadini a scegliere il loro futuro, anche anticipatamente rispetto alla data di scadenza naturale della legislatura, senza la preoccupazione che questo possa determinare chissà quali sfracelli per i nostri conti o metta in pericolo la solidità dell'Italia in Europa.

D'altronde se le elezioni non si tenessero a settembre, prima della prossima manovra economica, la più strategica dei prossimi anni, dove la discussione tra i partiti sulle cose da fare diverge non poco, quando dovrebbero tenersi? Mai più? Con un governo tecnico, quello di sempre, manovra lacrime e sangue, per poi accorgersi che le ricette europee dell'austerità sono tutte sbagliate, tutte da rifare?

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Maurizio Guandalini
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