Lo sgombero dei campi rom e le case popolari

Editoriale del 10 maggio su Metro Quotidiano.

di Maurizio Guandalini

La sindaca di Roma difende i rom. Hanno diritto alla casa popolare. Prima gli italiani? La maggioranza degli zingari hanno la cittadinanza nostrana. L’avevamo ricordato al Ministro dell’Interno. Il meritorio sgombero dei campi lasciava scoperto un gran problemone. L’alternativa. Dove alloggiarli? La prima soluzione è quella più semplice e sbrigativa. Le case popolari. I comuni, insieme agli istituti regionali, spesso con a capo amministratori praticoni, fanno carne di porco. I casi umani, chi non paga, quelli che hanno avuto problemi con la giustizia, trasandati di natura, li hanno intruppati nei casermoni in periferia, senza curarsi di alcunché. Salvo, poi, oggi, svegliarsi dal grande torpore e pretendere che in quegli appartamenti, in molte situazioni vere e proprie topaie, vi sia il mondo migliore possibile e che la gente onesta, che ci abita, da decenni, subendo violenze autorizzate, sopportando il degrado, la villaneria di un mondo abbondante di soprusi e fai da te, stia muta e calma, composta, senza alzare la voce.

Per chi non l’avesse compreso è in atto la rivolta dei poveri, dei poveracci come ancora maldestri politici e dintorni si allenano a dire. Di coloro che in casa hanno tapparelle penzolanti, scaldabagni bucati, umidità nelle stanze dei bambini, balconi sfarinati, ascensori con il cartello "Non Funziona" da anni. Non è una lotta tra disperati. E men che meno la ricerca dell’araldico primato italico per accedere tra mura che cadono a pezzi. E’ la sollevazione verso coloro che hanno buttato disonore e disprezzo su gente che ha anche tentato di uscire dalla precaria condizione sociale ma, è certezza provata, che la politica, non ha fatto un unghia per aiutarli a venirne fuori. Più nelle grandi città, e con diverse sfumature nelle provincie medio piccole. Però la sequenza è quella lì. Con l’aggravante che i gestori moderni tentano di rifarsi una verginità pretendendo, per catapecchie, affitti fuori mercato e mettendo in discussione il diritto di abitarci di chi è lì da decenni. Casa dolce casa.

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Maurizio Guandalini
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