Le aziende confiscate dalla mafia

Questo è l'invito  alla presentazione del libro di Marella Caramazza: “LE AZIENDE CONFISCATE ALLA MAFIA. Perché falliscono e cosa fare per salvarle, una prospettiva manageriale”,  Qui di seguito la scheda del libro che racchiude e mette a sistema le esperienze di questi anni di studio e approfondimento sul tema dei beni confiscati e della legalità,  con i relativi progetti sviluppati da ISTUD.

La mafia va attaccata in ciò che le è più caro,

il portafoglio

Marella Caramazza

LE AZIENDE CONFISCATE
ALLA MAFIA

Perché falliscono e cosa fare per salvarle.

Una prospettiva manageriale.

Prefazione di Antonio Calabrò

Guerini Next, 2014, pp. 191

ISBN 978868960230, euro 18,00

Dall’inizio della crisi le aziende confiscate alla mafia sono aumentate del 70%, a dimostrazione dell’abbassamento del controllo di legalità e della pervasività della criminalità nel sistema economico italiano.

Oggi le imprese confiscate sono oltre 1700, mentre quelle sequestrate potrebbero essere cinque volte tanto. Molte di queste tuttavia, una volta risanate, finiscono fuori mercato, alimentando pericolosamente la convinzione diffusa nelle zone più depresse di Italia, che «con la mafia si lavora, con lo Stato no».  Il libro di Marella Caramazza, in libreria dal 20 novembre per i tipi di Guerini Next, attraverso l’analisi di recenti casi, ci spiega perché queste aziende falliscono e come fare per salvarle.

Il progetto del libro nasce nel 2011, a valle di un appello del Ministro dell’Interno di allora alla Associazione degli Industriali di Milano. In quell’occasione l’on. Maroni chiese aiuto all’assemblea degli imprenditori per sostenere a continuità industriale ed economica delle aziende confiscate alla criminalità organizzata, e per invertire la tendenza che le vedeva depauperarsi e fatalmente quasi sempre fallire.

La risposta di Assolombarda fu pronta, e insieme ad ALDAI, SDA Bocconi, Luiss Business School e Fondirigenti, con la collaborazione della Fondazione ISTUD, predispose la proposta di un progetto, che fu presto condiviso anche dall’ANBSC – Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità. Dopo sette mesi, vennero presentati i primi risultati del lavoro e i report sullo stato di salute di quattordici aziende (tra le più importanti all’attenzione dell’Agenzia) e sulle ipotesi per il loro salvataggio ed eventuale rilancio.

Questo libro di Marella Caramazza, pubblicato da Guerini Next in collaborazione con la Fondazione ISTUD, si rifà a quella esperienza. L’analisi si concentra sulle aziende confiscate, nella convinzione che tra i diversi beni sottratti alla criminalità – denaro, beni immobili, terreni, aziende – queste ultime siano le più difficili da gestire ma spesso anche le più strategiche, per il loro portato non solo economico e occupazionale, ma anche simbolico rispetto alla lotta all’infiltrazione criminale nell’economia sana.

IL LIBRO

«La mafia dà pane e morte», diceva il titolo della prima grande inchiesta antimafia condotta, nel 1958, da un coraggioso giornale siciliano, L’Ora. Quattro soldi per un pane stentato, precario, di persone umiliate dal «caporalato» del lavoro irregolare. E morte diffusa. Da allora lo Stato ha fatto la sua parte, e ha combattuto la mafia sottraendo­le ricchezza e accumulando un immenso patrimonio che oggi va gestito. In questo libro si parla di questi beni e si esplora il fenomeno, indagando le ragioni istituzionali, culturali e gestionali per cui oggi le aziende sequestrate e confiscate nella maggior parte dei casi falliscono o, nella migliore delle ipotesi, giungono dopo anni di gestione da parte dello Stato in condizioni tanto precarie da rendere quasi impossibile anche solo intravedere per loro un reale futuro di sviluppo.

Si propone, con lo sguardo di chi conosce profondamente le organizzazioni e il management, un modello di valutazione, gestione e rilancio basato sui principi della tempestività, selettività ed economicità nella ricerca di soluzioni che tutelino anche l’alto valore simbolico e sociale dell’impresa sottratta alla mafia. Con un approccio neutrale che cerca di non farsi influenzare dalla connotazione ideologica ed emotiva che accompagna il tema in ogni dibattito, e con l’aiuto di casi reali, Marella Caramazza offre al lettore una lettura critica e propositiva, ma anche appassionata, di un fenomeno complesso che interessa tutta la società.

L’AUTORE

Marella Caramazza, studiosa e docente di organizzazione e management, è Direttore dell’Osservatorio Imprese Management e Legalità e Direttore Generale della Fondazio­ne ISTUD, tra le più importanti business school italiane. Svolge da sempre un’intensa attività di ricerca e formazione in imprese nazionali e internazionali sui temi della evoluzione del management e delle connessioni tra performance manageriali, etica e responsabilità sociale. Negli ultimi anni si è dedicata allo studio delle imprese sottrat­te alla criminalità organizzata e più in generale delle dinamiche di infiltrazione delle mafie nel tessuto imprenditoriale italiano. È autrice e curatrice di numerose pubblica­zioni scientifiche e libri di economia e gestione aziendale.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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