La manovra bella e il funerale povero di Zavattini

Editoriale del 19 ottobre  2018 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Sala d’aspetto di un ospedale. In tv gira il rullo delle notizie.  Spicca lo strillo dell’assicurazione auto che aumenterà al Nord del 45%. La manovra è bella. Giuseppe Conte ci riporta a Genova. Agli sfollati delle case sotto il ponte Morandi. Ai quali, il premier, si presentò in piazza con un papiro di promesse, il sim sala bim del best dei maghi. Sono passati mesi per convincersi, lo Stato, a dare il lasciapassare alle famiglie di ritornare nelle loro abitazioni. Due ore concesse per caricarsi sulle spalle il possibile e portarlo via. Nell’ultimo trasloco fatto ho impiegato due mesi per riempire 50 scatoloni. La manovra è bella. Il costituzionalista Sabino Cassese condanna la pubblica amministrazione a incespicare sempre e comunque perché non è mai riuscita a darsi una organizzazione scientifica. Taylorista. Gerarchica. Che andasse oltre la mera esecuzione di norme e il rispetto di divieti, a brodo girato all’infinito. 

A proposito di case, Giulio Golia per le Iene, su Italia 1, ha percorso la periferia romana, tra le occupazioni delle case popolari. Tagli, ritagli e frattaglie di un passacarte normativo e giuridico senza logica. Migliaia di case sfitte, occupate per disperazione. E invece di sanare recuperando gli affitti di chi le ha occupate, inviano bollettini pesanti per inadempienza sapendo che non li riscuoteranno mai. Il democristiano Fanfani, negli anni Sessanta, quando costruì le case popolari lo fece per dare il diritto a tutti di avere un tetto. Per sempre.

Eh già, ma la manovra è bella. Che non si sapeva bene cosa c’era scritto. Ma comunque sarebbe stata bella anche se non ci fosse stato scritto nulla. Stringersi in una parola. O vést an funeral acsé puvrèt c’an ghera gnanca al mort. Cesare Zavattini il papà del neorealismo ha visto un funerale così povero che non c’era neanche il morto. La gente piangeva. Piangeva anche lui senza sapere il perché. In mezzo a la fumana, alla nebbia della bassa padana, succede, come a Roma, d’altronde, di vedere il bello di una manovra senza sapere il perché. 

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Maurizio Guandalini
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