La ferroviera del Milano-Mantova è una razzista?

di Maurizio Guandalini

Treno Milano-Mantova. Delle 12.20. Sempre, funzionano pochi wc. Ora capisco il perché (anche se si cerca di risparmiare sul servizio di pulizia). Quello aperto, nell'ultima vettura, è una porta girevole. Dentro e fuori. Occupato di continuo. Per più tempo. Chiedo al controllore. Nel bagno si nascondono, a turno, giovani extracomunitari e zingari per non pagare il biglietto. Lo so, mi dice sconsolato il ferroviere. Ma non può far nulla perché se entra nel wc chiuso si può beccare una denuncia. Possibile? Basterebbe che il povero controllore non sia solo a far rispettare la legge. C'è il rischio le prenda. O che ci lasci la pelle. In vettura non si vedono più le guardie 'private' che potevano dare giusto un buffetto o neppure quello. Servirebbe una legge severa, tolleranza zero per questi accadimenti che sono ormai routine. Diritti e doveri. Deve finire l'occupazione militare dei mezzi pubblici. La loro trascuratezza.

Non stiamo scrivendo di una novità.

Per questo la vicenda di queste ore del capotreno del Milano-Mantova che dall'altoparlante pare aver insultato i zingari, invitandoli a scendere, e avvertendo i passeggeri di non dare elemosine, non può costare il posto di lavoro. Perché lavoratori delle ferrovie, e passeggeri che pagano il biglietto, sono vittime dell'esasperazione di una situazione di degrado senza precedenti. Aberrante. Basta viaggiare su quei treni per accertarsi della trascuratezza e del clima da far west.

E qui mi devo ripetere, riportando pari pari quello scritto qualche giorno fa in questo blog.

Sono un frequentatore ultraventennale della tratta ferroviaria regionale Mantova-Milano. E' una delle linee più disastrate d'Italia, stando anche agli ultimi studi di Legambiente. Si sono succeduti assessori regionali della Lombardia, amministratori delegati di Ferrovie Nord, ministri e governi di ogni colore, ma quei treni sono cambiati poco. Il biglietto aumenta perché, stando al politico di turno, il cache serve per manutenzione e nuovo materiale, mentre tutto intorno rimane come prima. Maquillage di qualche vettura, nuovi treni per modo di dire, già vecchi prima di entrare in rotaia.

E' cronaca di questi settimane di ritardi mostruosi, rotture di locomotive, pieghettature della linea. Saggezza vorrebbe che si butti via tutto quanto e si rifà di nuovo da capo a piedi. Ma quando mai. La Regione Lombardia del nuovo Governatore Fontana ha risposto al circus corrente con un cambio epocale (?!): nuova gestione per Ferrovie Nord, tutta in capo alle Ferrovie dello Stato. Un travaso di responsabilità per ritornare a come eravamo.

Continua sfuggire che servono nuovi treni, manutenzione della linea, alla fine della fiera dignità del servizio, rispetto dei viaggiatori e delle leggi dello Stato. E' chiedere l'impossibile?

In una assemblea dell'associazione industriali di Mantova del 2004, presente il presidente Luca Cordero di Montezemolo e in prima e seconda fila, tutte le autorità e parlamentari locali e consiglieri di vario ordine e grado, nel mio intervento volli di proposito ricordare il dramma della tratta regionale Mantova- Milano. Di quanto una linea così sconclusionata incideva sul malfunzionamento del tessuto economico, di come la connettività con il territorio avveniva in modalità alternata.

Lo stupore della platea si toccava con mano.

Soprattutto la politica non recepiva il messaggio. Era assente o presente per formalità istituzionale. E finita lì. D'altronde non si spiegherebbe il motivo per cui questi treni regionali sono una vergogna irrisolta da venti, trent'anni. Le responsabilità sono spalmate alla politica di destra, sinistra e centro. Fino appunto ai governi Renzi-Gentiloni, con il Ministro Del Rio che pure lui ha fatto proclami per i pendolari. 4 miliardi di investimenti, centinaia di treni nuovi ma tutti a consegna post datata, duemila e ...non ricordo nemmeno gli altri numeri della data di scadenza. Probabilmente spero li vedranno i miei parenti prossimi, oggi giovani, giovanissimi che scorrazzano sui campetti di calcio.

Lo stesso Governatore della Lombardia Fontana, nel rispondere alle critiche dei 5 stelle in regione, ha detto, in queste ore, che più di 100 treni sono stati acquistati e altri 150 o giù di lì sono stati ordinati. Ma dove vanno a finire tutti questi treni? Chissà chi lo sa. Forse sulle tratte regionali dei collegi elettorali amici?

Al cittadino viaggiatore, senza diritti, inascoltato, obbligato a viaggiare su carrozze sporche con l'aria condizionata in inverno e l'aria calda in estate, wc rotti, spesso senza un bagno funzionante su 9-10 carrozze, decine di senza biglietto che la fanno franca, controllori che a ragione hanno sempre più paura per l'assenza di sicurezza, di fronte a questo e altro, il viaggiatore, appunto, chiede che questo stato fatiscente di cose cambi. Perché indegno di un paese civile. Perché non è possibile che a fronte di un mancato servizio il viaggiatore paghi biglietti costosi.

Non interessa la disputa sulla gestione delle ferrovie, sulla privatizzazione o meno, se, come effettivamente è sempre andata, la concorrenza dei treni dei pendolari è stata soffocata a fronte di un primato delle ferrovie dello Stato, se non vi è stata mai l'accortezza di controbilanciare l'ottima centratura dell'alta velocità con il trasporto pendolare. Non interessa al viaggiatore sentire queste litanie perché sono scuse o argomentazioni utili per tenere sospese le decisioni, per derubricare a piccoli equivoci senza importanza gli urti quotidiani a cui sono sottoposti i pendolari italiani.

Gli ultimi studi certificano che il trasporto pendolare può essere fonte di redditività. Di business. Per le aziende che lo gestiscono. Chissà se di fronte alle sirene del guadagno possibile vi sia una svolta rapida. DI certo non vorremmo che si trasformasse tutto nel classico terreno di scontro. Schema classico dei 5 Stelle e di questo Governo. Poveri contro ricchi, occupati contro disoccupati, pensionati d'oro contro quelli sociali, pendolari contro l'alta velocità. Non è così che si farà progredire un Paese che ha la necessità di essere competitivo sulle infrastrutture , senza retrocedere di un millimetro.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
Ultimi articoli da questo blog

Editoriale del 13 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

 

Maurizio Guandalini

Editoriale del 12 novembre su Metro-quotidiano

di Maurizio Guandalini

Editoriale del 9 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini