Io sto con Barbara D'Urso

Sto con Barbara D’Urso. L’Ordine dei Giornalisti ha chiesto che siano presi  provvedimenti nei confronti della nota conduttrice perché lei non è giornalista e quindi non può fare interviste da giornalista, atteggiarsi a tale e via dicendo. Cose dell’altro mondo. Quando è uscita la notizia mi sono chiesto in che anno siamo. La D’Urso ha tutto il diritto di intervistare chicchessia: se va contro a regole e commette infrazioni ci pensa la legge (codice civile e penale) a redarguirla e rimetterla in carreggiata. E così dovrebbe valere anche per tutti coloro che conducono e che scrivono. Pensare che ci sia un Ordine che deve dire quello che si deve fare e che non si deve fare è roba da Antiquaria. Una conferma ulteriore che l’Ordine dei giornalisti andrebbe abolito di corsa. Non si capisce cosa serve. E tra l’altro i vari giornalistoni che in queste ore gridano solidarietà alla D’Urso non li ho mai sentiti  fare una battaglia libertaria a favore dell’abolizione dell’Ordine. Perché? Forse i lauti stipendi o pensioni future sarebbero in pericolo di fronte ad una abolizione dell’Ordine? In tutti i paesi civili, moderni e liberali NON esiste il valore legale del titolo di studio. Da noi resiste imperterrito e nessuna forza politica gli è venuta l’idea di toglierlo. E pensare che rimetterebbe in moto il mondo del lavoro. Altroché job acts. Il primo consistente impatto si avrebbe negli ordini professionali. Di colpo molti non avrebbero motivo di esistere. E si dovrebbero sciogliere. L’Ordine dei Giornalisti, ad esempio. Pensare che serve un Ordine per scrivere, e ancor più per scrivere sui giornali è fuori dal mondo. Si dice: togliendo l’Ordine non si tuteleranno più i giornalisti. Non ho visto in questi decenni, ancor più durante questa crisi straordinaria, operazioni di grande tutela nei confronti dei precari, nei confronti di chi è sfruttato, di chi prende quando va bene 5 euro a pezzo. Suvvia. Piedi per terra. Non sazi, provvedimento dell’era Monti, si impone ai giornalisti (come ai commercialisti, avvocati ecc) una serie di corsi di formazione e di aggiornamento, tra l’altro molti a pagamento. A parte il provvedimento che non conta un fico secco: corsi pro forma per far lavorare un po’ di gente. Utilità: zero. Ma ce li vedete i precari o quelli da 5 euro a pezzo a doversi pagare i corsi di formazione?

Quindi solidarietà alla D’Urso. Che proceda con tutte le interviste che vuole. A me non piace e non la guardo. Appunto, basta poco, altroché l’Ordine pedagogico: si sceglie. Non si guarda il programma o non si compra un giornale. La società liberale è questa.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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