Il Sol de l'Avvenire grillino è cattolico, apostolico e romano?

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Il Sol de l'Avvenire grillino è cattolico, apostolico e romano?

 20/04/2017 09:57 CEST | Aggiornato 25 minuti fa

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

 

Grillo e la sua truppa hanno toccato con mano quanto è difficile governare Roma senza l'appoggio della Chiesa. La distinzione è pesante. Non stiamo parlando dell'imprimatur di Papa Francesco ma della Chiesa che vuol dire, certo, gerarchia ecclesiastica, ma via via, giù giù, dai cardinali ai vescovi fino a preti di campagna.

Un mondo orfano da tempo, dalla scomparsa del "democristianesimo", quell'universo di onorevoli, senatori, presidenti di camere di commercio, consiglieri di amministrazione, signori impegnati nel mondo agricolo, delle professioni, varie ed eventuali. E del popolo, tutto, della balena bianca (così aveva indicato, il giornalista Giampaolo Pansa, nella prima Repubblica il "corpaccione" delle mille correnti della Democrazia Cristiana).

Da allora la Chiesa è di tutti e di nessuno. Di volta in volta i vari partiti, di destra, sinistra e centro, si sono avvicinati e allontanati a parti della Chiesa, singoli esponenti, strutture, a seconda dei temi sensibili e delle convenienze, perché no.

Ma il moloch cattolico è frantumato. Destrutturato. Ognuno va da sé per prendere molto. A volte ci riescono, altre meno. Anche perché da Papa Francesco si è aperta una rivoluzione che ha mandato in soffitta la politica del tinello, lasciata, appunto al fai da te, per dare spazio alla leadership universale, solo punto di riferimento (come Woityla, con la differenza che il Papa polacco aveva demandato alla Chiesa romana il lavoro che gli interessava meno, quello dei rapporti con la politica, che ai tempi della Prima Repubblica era praticamente la Dc).

Per una struttura come la Chiesa il vuoto non può durare in eterno, occorre cercare una strategia per fare il lavoro che sa far meglio da secoli: lobbing. L'articolazione sul territorio ha una marchio, di maggioranza, dal sapore francescano. Per esempio non si contano gli interventi dei vescovi e dei preti sul lavoro che non c'è. Sulle colpe di chi non lo dà: i politici, la casta, quelli che vivono sui privilegi.

Sono argomenti che tirano, che fanno audience. E sui quali anche i grillini ne hanno fatto un frame tamburellante. Se proprio dobbiamo trovare un punto di incontro tra grillini e mondo cattolico, tanto sponsorizzato dall'intervista del comico genovese al giornale dei vescovi, l'Avvenire, è questo, la denuncia continua di quello che non va e la colpa dei politici che non fanno.

Ci aggiungiamo anche le uscite di Di Maio sul lavoro nei giorni di festa che distrugge le famiglie, le intemerate di Di Battista contro la globalizzazione, che è un po' il mood dell'elettorato dei 5 Stelle, la decrescita felice, il reddito di cittadinanza, insomma nuance marcate che ricorrono con diverse declinazioni anche nei discorsi papali.

Noi eravamo rimasti alla Chiesa che non ha l'obbligo di trovare soluzioni, indicare soluzioni mentre la politica sì. Però il Papa Francesco ha abbattuto pure questo muro e nei suoi discorsi e nelle encicliche (la Laudato sì per esempio) ha indicato una terza via per uscire dalle secche del capitalismo globale e dal socialismo annacquato.

Vuoi vedere che tra Chiesa-Papa-Grillini c'è molto più quello che unisce rispetto quello che divide? La gente poi c'è sul terreno del populismo generalista, quando stai sul vago e dai soluzioni così, semplici, dal format che la fa facile. C'è il piccolo particolare dei migranti, da abbracciare per Papa Francesco, da scansare, se non ricordiamo male, per Grillo, anche se su questo argomento divisivo, dentro il Movimento, si preferisce stare in silenzio, passarci sopra. Dettagli?

Dove sta il limite, pericoloso, di questa corresponsione d'amorosi sensi, tra grillini e Chiesa? Il Movimento 5 Stelle non ha mai governato e le prove che ha dato a livello locale sono disastrose. C'è (?!) una classe dirigente divisa in mille rivoli che si dividerà ancora di più se un giorno prenderà il potere. C'è un super capo del Movimento, tal Giuseppe Grillo detto Beppe, che si muove come un "santone" infallibile, che tutto può, e che ha abbracciato le profezie, molte strambe, dell'altro super capo del Movimento, Gian Roberto Casaleggio, scomparso qualche mese fa.

Possibile che la Chiesa s'imbarcameni in un girone dell'inferno siffatto? Per carità, può darsi che nell'analisi corriamo troppo veloci mettendo i carri davanti ai buoi. A ragionare tra persone non si fa peccato. Ma è proprio la caratura dell'affidabilità di un movimento, con un programma di governo che non c'è, e se c'è rimane vago, sospeso, appeso a dei cambi improvvisi a seconda come tira il vento, che non si capisce dove si va a parare.

A meno che non abbiamo capito nulla noi, molto probabile, e l'intesa tra Chiesa e Grillo si basa proprio sul solo garante del movimento, il comico genovese, appunto, che potendo fare e disfare, solo lui, è garanzia di solidità della parola data.

 

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Maurizio Guandalini
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