Il Pd proponga un Cln contro l’avventurismo di M5S e Lega

Un mio articolo su l'Huffington Post

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28/05/2018 11:26 CEST | Aggiornato 58 minuti fa

Il Pd proponga un Cln contro l’avventurismo di M5S e Lega

di Maurizio Guandalini -Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Quello visto in ottanta giorni è il trailer delle elezioni anticipate. Con la vittoria schiacciante del centrodestra. Tendenza euroscettica trionfante. Del moderato e candidabile Berlusconi e sulla riva opposta del tronfio squalo Salvini, pronto, quest'ultimo, a staccarsi e riallearsi con i 5 Stelle. Tendenza Di Battista-Grillo. E si ritornerà daccapo. Al film di oggi. Con i problemi irrisolti. Senza reddito di cittadinanza, la Fornero in uso e la flat tax nel libro dei ricordi.

E se fosse una sceneggiatura studiata a tavolino con i 5 Stelle caduti nella trappola di Johan Padan Salvini? A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. La trama non reggeva dall'inizio. Dall'alleanza spuria 5 Stelle-Lega. A seguire i giorni del contratto. Un libro dei sogni che nemmeno il più antipolitico avrebbe mai scritto per la farcitura abbondante, certo, ma di roba andata a male. Un mefistofelico paper che virava sui temi cari alla Lega. No Euro incluso.

Contenuto nella prima stesura del contratto, un indirizzo sulla piega che stava prendendo l'Italian First. E infine i paletti. Che in verità ha messo la Lega al Quirinale. E non viceversa. Svilendo una delle poche istituzioni -che certo va riformata, l'abbiamo scritto anche noi-, laboriosa fino all'ultimo per dare un governo. Spesso in solitudine. Troppa solitudine, immaginando un Presidente della Repubblica dai poteri divinatori. Portando noi osservatori, in più occasioni, a interpretare, in malomodo gesti, espressioni e umori che nascondevano, in verità, la mitezza caratteriale del Capo dello Stato, meticoloso a osservare i compiti scritti in Costituzione. Forma e sostanza.

Di fronte, il Presidente, si è trovato apparecchiata una tavola di Robespierre arruolati in una rivoluzione antieuropea. Scolpita l'effige di Paolo Savona sul pentacolo scaccia paura. Un signore ottuagenario, in Principe di Galles che ci ritroveremo candidato alle prossime elezioni. Il piano B ideato dall'autorevole economista non è la presa della Bastiglia. È una mossa che in Germania stanno studiando da tempo e, di fatto, una constatazione. Perché l'Europa così acconciata è in un vicolo cieco. Irriformabile.

Ma un piccolo particolare ha fatto cadere il fragile castello. Di sabbia. L'indicazione di Conte come premier. Un diversivo per allungare il brodo. Perché se vuoi condurre una battaglia complicata come ridiscutere il sistema monetario nazionale occorre che il guerriero, Salvini o Di Maio, si esponga politicamente in prima persona. Così non è stato.

Ciò detto, sia chiaro, la sfida di Salvini (e in parte di Di Maio, anche se non sarà più lui il protagonista futuro dei 5 Stelle) sulla irriformabilità dell'Europa è tutta lì perché quelli che hanno governato prima non sono stati capaci di fare. Così come le critiche al funzionamento dell'istituzione, a uno straccio di unità di intenti mai rivelata a partire dalla questione dei migranti per finire al sistema fiscale o a quello delle sanzioni. Sul campo c'è un modello europeo, è vero, tarato sulla Germania che per 10 anni, agli occhi di molti cittadini italiani, ha dato solo austerità, vincoli e ostacoli ai quali attenersi e non superare.

Sui risultati si fa forte il progetto alternativo di Salvini che ha usato gli ottanta giorni del post voto per esplicitarlo meglio. Per raccontarlo anche simbolicamente. Noi e loro. Chi vuole riformare e l'establishment. I burocrati, i banchieri, le agenzie di rating, le cancellerie degli altri paesi, l'Italia violata, offesa al cuore del patriottismo più spinto. Una alternativa possibile ma vietata dai poteri forti con in testa il Capo dello Stato che frena il Schauble dal volto umano, un potenziale Ministro del Tesoro che ha scritto Maastricht e ha collaborato con Ciampi, lavorato alla Banca d'Italia e in Confindustria. La profezia di D'Alema –andare in campagna elettorale con il veto sul nome di Savona porterà Lega e 5 Stelle a catturare l'80% del consenso– potrebbe avverarsi.

Ma la sottile differenza rispetto al passato è una campagna elettorale Euro sì e Euro no. Alla luce del sole. Praticamente la tutela dei risparmi degli italiani.

Il tema fa scattare un'altra e alta sensibilità degli italiani. Più meditata e attenta. In questo anfratto si dovrà inserire la campagna politica del Pd, di quello che è rimasto a sinistra e anche di Berlusconi rigenerato, quello di queste ore, che mira esclusivamente al risparmio degli italiani. Con il quale non si scherza.

Salvini e i 5 Stelle tendenza Di Battista ha molte cartucce dalla sua ma ha pure offerto un assist non indifferente ai suoi competitor ormai all'angolo. Non tanto nel merito della proposta sovranista e populista. Sulla cui regia sarebbe da indagare, se non altro sugli investimenti fatti sull'Italia da paesi stranieri perché prenda piede. Ma nei modi, nello stile, nell'irruenza, nella violenza verbale. Su questo le opposizioni dovrebbero accentuare i pericoli per il paese costituendo una sorta di CLN, Comitato di Liberazione Nazionale che farà leva sugli italiani come è stato per i francesi durante il ballottaggio Marine Le Pen e Macron per le presidenziali in Francia. E prima il ballottaggio Jean Marie Le Pen e Jacques Chirac.

E su quello far leva per ammettere certo gli errori ma per snocciolare i tanti vantaggi che ad esempio l'Euro ha dato alle famiglie in termini di tutela proprio del risparmio in periodo di crisi. L'obiezione di parte di alcuni sarà che l'offerta messa sul piatto è misera. E poco convincente. Ma è la sola strada possibile. Sensibilizzare. Toccare corde partigiane, per non ripetere quello successo con la Brexit in Gran Bretagna dove hanno raccontato un film ai cittadini più deboli per strappare loro un Sì, salvo ravvedersi dopo per l'inganno in cui erano caduti.

Lo sforzo deve iniziare proprio dall'elettorato dei 5 Stelle, la metà, che prima ha sempre votato a sinistra e che nelle ultime consultazioni ha virato verso i grillini per poi ritrovarsi una campagna a trazione leghista. Difficile pensare che la parte che sta con il Presidente della Camera Fico si getti a capofitto nell'Hotel da incubo padano sovranista.

Le carte da giocare sono ridotte al lumicino. Il dato certo è che i partiti dopo le consultazioni tra qualche mese si ritroveranno ancora Mattarella. A far da argine. Però nel caso di una vittoria massiccia di Lega e 5 Stelle non si potrà ripetere il copione di questi giorni. Né da una parte né dall'altra.

 

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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