Il modello del nuovo Pd è quel Schultz della Spd eletto con il 100%

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Giornalista, editorialista di Metro e saggista

Il modello del nuovo Pd è quel Schultz della Spd eletto con il 100%

Pubblicato: 20/03/2017 12:41 CET Aggiornato: 2 ore fa

Ora come ora le primarie nel Pd non sono una botta di vita, ma una via crucis, un ulteriore, inutile, rincorrersi di sfoghi, fatti di insulti gratuiti e vaghezze, solo ad esclusivo servizio di giornali e talk. Finita lì. Nessuna cura terapeutica utile per fare un nuovo Pd e nemmeno per eleggere un segretario con i fiocchi.

Capisco l'esaltazione corrente, le strombazzate di democrazia e dibattito, ma, in verità, coprono una incapacità evidente del più importante partito italiano a strutturare una democrazia interna, fatta di maggioranze e minoranze su tutte le decisioni che contano. Questa incapacità manifesta, negli anni trascorsi, rischia, sicuramente, di ripresentarsi dopo il 30 aprile, quando Renzi sarà eletto segretario ma con due minoranze interne organizzate, con i loro leader che non si capaciteranno dei loro ruoli (per la verità questa sarà una malattia che attaccherà più Emiliano che Orlando, ma comunque assisteremo a un "Mash" continuo, un melange di mediazioni, uscite pubbliche, attacchi, condizionamenti). Dove va un Pd così?

Renzi deve sperare in un distacco di Emiliano verso i lidi del MDP ma sarà improbabile, altamente improbabile, perché la mossa del presidente della Regione Puglia è strutturata per tenere di continuo sotto scacco Renzi, condizionandone le scelte e la libertà di movimento. È il proporzionalismo acceso, a tinte forti, dove siamo ricaduti. Ineluttabile? Non tutto il mondo è paese. A qualche centinaia di chilometri dal confine italiano c'è la Germania. Proporzionale pure lei. Con un leader forte, la Merkel, e un leader, non di opposizione, ma della stessa compagine di Governo, l'Spd, Martin Schultz, investito dal suo partito con il 100% di consensi, e che nei sondaggi sta tenendo testa a frau Angela.

Dalle parti della casa madre socialdemocratica tedesca non ci sono state primarie. L'Spd si è riunita e con grande capacita unitaria di gestione del partito ha designato Schultz, già presidente del parlamento europeo, a candidato premier nelle elezioni alla cancelleria che si terranno dopo l'estate. Non sazi di bon ton unitario, addirittura, Gabriel, leader forte dell'Spd, ora ministro degli Esteri, si è fatto da parte per lasciare spazio a Schultz che aveva più possibilità di vittoria finale.

Trasportate questo scenario in Italia. Cambiate i protagonisti e capiamo immediatamente quanta strada il Pd deve fare. Bersani quando ha perso nel Pd ha fatto di tutto e di più per ostruire la strada a Renzi. E poi gli attacchi concentrici ovunque. Un cursus honorum noto, stranoto. A noi interessa oggi.

Un partito serio e strutturato, e l'amore dei leader per la Ditta, avrebbe deciso di indicare, senza se, senza ma, Renzi capo del partito. Se è vero che Renzi è l'unico candidato possibile in grado di attirare voti, bastava decidere di conseguenza. Invece le false amicizie di partito, le finte pacche sulle spalle, le aspirazioni, non tanto nascoste, personali, hanno costruito un cordone sanitario, tana libera tutti, salvando capre e cavoli, tutto e il suo contrario. Dove può andare un partito così? Il caso tedesco insegna che la rinascita dei partiti tradizionali avviene offrendo agli elettori immagini di coesione e dignità (non a caso uno dei punti del programma elettorale di Schultz). Il resto è dibattito. Inutile.

La mossa tedesca, primarie non pervenute né dentro la Cdu, nemmeno tra i verdi, liberali e altre formazione politiche, è un modello per tutti i partiti - perché il caos non è solo nel Pd - italiani. Anche se il modello tedesco è da far risalire a quel centralismo democratico di comunista memoria che arrivava a sintesi all'interno del partito dopo accese discussioni mentre all'esterno era privilegiata una visione unitaria (poi le correnti, correntoni, correntine viaggiavano alla grande ma con meno peso mediatico).

Nel Movimento 5 Stelle comanda solo Grillo che fa e disfa anche a livello locale, aggiusta, sospende, cancella le consultazioni del web, senza fornire spiegazioni ispirandosi ad una presunta fedeltà, puri e duri, al movimento. Ma intorno c'è molto che scricchiola, a partire da quel Pizzarotti e dai vari rivoltosi in tutta Italia. Dalle parti di Salvini e della Lega i problemi ci sono, tanti, in parte sottotraccia. Ma in verità il leader è atteso alla prima sconfitta elettorale per aprire il fuoco incrociato che sta facendo solo Bossi. Forza Italia, il ritorno del leader Berlusconi è marchiato da una sola convinzione, per il partito non ne fa accenno, zero primarie di coalizione perché sono dannose. Anzi, il Cavaliere propone primarie per legge, l'unico metodo certo perché tutto avvenga con qualche dose di correttezza.

Il caso tedesco ci spiega che di fronte ad una legge elettorale proporzionale occorrono partiti organizzati, strutturati e solidali al loro interno. Il contrario di quello che avviene da noi, dove anzi l'improvvisazione regna, fomentando la nascita di partiti uno dietro l'altro, appena, dentro una organizzazione politica, c'è disaccordo. Addirittura, il caso tedesco, è ancora più eclatante in termini di fair play: nei mesi precedenti la consultazione elettorale c'è una campagna tra i due più grandi partiti, e tra i due più rappresentativi leader, che governano insieme la Germania da anni, con notevoli risultati. Questa annotazione per dire che comunque il fine ultimo di Spd e Cdu-Csu è la Germania. Il loro Paese. Anche qui una ricetta unica, fatta in casa, in grado di stemperare e bloccare ogni rigurgito populista.

Riuscirà il Pd, riusciranno i partiti italiani, a raccogliere qualcosa dell'eredità tedesca?

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Maurizio Guandalini
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