Il grande leader d'azienda non è ereditario

Il caso Luxottica, con terremoti al vertice su chi e come guidare l'azienda, è il sintomo della crisi di quello che in Italia è chiamato <<capitalismo familiare>>. Il successo di tante imprese, poi divenuti dei colossi, è merito dei leader fondatori che, poi, non riescono trovare una successione valida in famiglia. In carenza di validi bastoni della vecchiaia si devono appoggiare a manager esterni, mal sopportati dalle famiglie extralarge  che controllano le aziende, oppure ormai a riposo sono richiamati in servizio permanente i leader fondatori. Luxottica, passando per Fiat, fino ad approdare a Esselunga, tenuta in piedi dal combattente, novantenne, Caprotti, sono esempi di quello che avviene tra alcune top player italiane. Le leadership, in azienda come in politica, non rispondono a blasoni ereditari. I figli non sempre hanno l'X factor per indirizzare le imprese verso successi. Perché? Le dinastie in tutto il mondo soffrono di questi scompensi. E forse è il caso di dire meno male che c'è qualcuno che arriva in soccorso. Gli interventi esterni salvano le aziende da destini neri. Rimane il dato sconvolgente del vuoto. La trasmissione del sapere, l'educazione al business, al comando, alle scelte non è sufficiente per avere la certezza di una successione ereditaria che funzioni. E' entrata  in crisi l'idea di professione come vocazione, ben spiegata da Max Weber in <<L'etica protestante e lo spirito del capitalismo>>. Se le famiglie pasticcione  litigano e da inesperte vogliono mettere il becco, il fallimento è alle porte.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
Ultimi articoli da questo blog

Un mio articolo su L’Huffington Post

Per leggerlo clicca sul link che segue:

Editoriale del 14 novembre 2018  su Metro Quotidiano 

di Maurizio Guandalini

Editoriale del 13 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

 

Maurizio Guandalini