I giovani italiani che emigrano

<<Mamma, non preoccuparti per me. Qui si sta benissimo. Si respira libertà>>. E' la figlia che dagli Stati Uniti, dove lavora in una pizzeria,   scrive un sms alla madre, dopo aver chiuso l'attività di estetista in Italia, in zona semi centrale a Milano. Costi insostenibili. Un accerchiamento burocratico e fiscale asfissiante. L'Italia non è un paese per gli italiani? I dati dicono che si emigra. Via,  aria nuova. Si levano le tende soprattutto in Lombardia, una delle regioni più avanzate, università-servizi-terziario-industria, con un Pil che fa per uno Stato. C'è da preoccuparsi?  Scriviamo, da sempre, articolesse lamentose che i nostri ragazzi stanno attaccati alle sottane delle mamme, che non si muovono da casa, che soffrono di pinguedine, se, per una volta, fanno il contrario, e se ne vanno fuori dal Bel Paese, per un po', o per sempre, non è  un dramma. 'Cervelli' in fuga? Ho letto su un giornale locale una mezza pagina di inni alla gioia perché uno studioso della provincia non se ne è andato all'estero ed è riuscito trovare un posto, di ricercatore in filosofia, in Italia, a Venezia. L'età? 30 anni. Oddio anche se  fosse andato all'estero per un po’ gli avrebbe fatto bene. Tutti noi, agli inizi dei nostri lavori, abbiamo girato come trottole. E, di contro, oggi, facciamo di tutto per limitare i tour e le corse. Addirittura nelle grandi città, come Milano o Roma, è inutile  abitare  perché le attività  si possono fare  seduti da casa, davanti un pc. Il sociologo Ilvo Diamanti spiegava, su <<la Repubblica>>, come ci sia un ritorno massiccio in provincia. Nei piccoli centri. E' una modalità che non scioglie i tanti perché della fuga dall'Italia, però, ci  spiega, l'alto posto in classifica in cui si colloca il 'valore' della qualità della vita legata al lavoro che si fa. I giovani anche con piani di studio come Erasmus hanno imparato, presto, a muoversi. Stare in altre nazioni. E’ il principio attivo di molte professioni: vedere il mondo. Il rovescio della medaglia, che preoccupa, è lo standard delle opportunità in Italia, anche quando c'è da invogliare gente, dall'estero, a venire qui. Siamo su un campo minato perché, e ritorniamo all'inizio, c'è lo Stato, troppo Stato, oppressivo, polveroso che blocca l'intraprendenza individuale. Pensare, a breve, di trasportare la vitalità della Silicon Valley da noi è un sogno futurista. Non a caso le nostre 'nuove' aziende, le start up, soffrono di nanismo. Forse i giovani geni sono tutti all'estero?

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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