Fazio e la tv? La politica dia l'esempio. Tolga il canone

Editoriale del 14 maggio su Metro Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Bestia. La Rai. Che c’entra la gabella del canone con lo stipendio di Fazio, la cancellazione di puntate, la De Girolamo a Linea Verde, i palinsesti, i demansionamenti, le ambizioni infrante, le resistenze civili in nome del popolo italiano, il direttore di Sanremo, lo scatto delle carriere interne, l’esercito di stipendiati a 250 mila euro l’anno senza far nulla, i programmi in cambio di mancate direzioni di rete e di telegiornali? Grasso, sul Corriere, ha scritto “che forse sarebbe giusto ammettere che il servizio pubblico non esiste più”.

Lo consigliamo da un decennio. La politica dia l’esempio. Cancelli il canone. Non cada nel maquillage per allocchi di lasciarlo nella bolletta della luce. Come è ora. E destini il mercato a fare il resto. Tolga la complicità dei cittadini nella gestione di un ‘non’ servizio dello Stato. Cambi  il modo di organizzare 15 canali televisivi e 12 canali di radio. Storture della concorrenza. Perché la Rai no e gli altri sì? A quel punto il compenso di Fazio troverebbe cittadinanza. E il presentatore  starebbe  più libero di oggi. I 400 milioni di euro di debito della Rai, malgrado il canone e la pubblicità, sarebbero un fenomeno così anomalo che s’imporrebbe una drastica riduzione degli sprechi. Spesso generati dalla politica. Che usa la tv pubblica per alimentare consensi e macinare dipendenza. Di quelli che ci lavorano. Che cambiano compulsivamente bandiera per riposizionarsi al meglio.

Indigniamoci. Con comodo. Su quello che è pubblico e quello che non lo è. La lista è lunga. Non continuiamo a negare l’evidenza. E finiamola con le discussioni pro domo qualcuno. Sull’ennesima riforma poggiata su nomine indipendenti. Perché sono artifizi miracolistici. Inefficaci. Per allungare la broda. Questione di civiltà. E di garanzie. Di interessi privati in atto pubblico. Meglio. Di conflitti di interesse. Fantasmatici. Camuffati. Che nell’era fake 3.0, del tarocco, il consumatore-spettatore è in grado di smascherare. Scientemente. Creandosi la playlist. Per lo spettacolo. E l’informazione. La Bella.

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Maurizio Guandalini
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