Elezioni in Sardegna, ovvero quando gli italiani concedono la fiducia a tempo

Editoriale del 26 febbraio su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Dal Sanremo del cinema mondiale sono usciti degli oscar buonisti. Green book è la storia di una amicizia tra un italoamericano e un afroamericano. Una via paternalistica e tranquilla. La ricerca di una terza via. Che è il mood del risultato elettorale dei sardi. Attenti a non elargire premi abbondanti e sbilanciati ad alcune forze politiche rispetto ad altre. Malgrado le proteste del latte che hanno assunto tratti violenti. Ormai in via di mal sopportazione (ma quel latte invece di gettarlo perché non lo danno in beneficienza a chi ha bisogno?). La certezza è che gli estremi non diventeranno stragrande maggioranza. E le rivoluzioni, che qualcuno ha osato definire epocali, per ora, rimarranno relegate nel tinello di casa. Scalmanati per pochi.

Da un lato l’economia va gestita da mani esperte. Dall’altro i fatti spinti di razzismo preoccupano. E non sarà l’inasprimento tra fazioni contrapposte che riuscirà sedarli. Gli italiani hanno imparato a votare, quindi? Concedono fiducia. A tempo. Da un giorno all’altro. Anche a sconosciuti. Pronti a cambiare idea e ritornare sui loro passi se capiscono che invece del dito si sono presi il braccio. Dispensatori di bugie. Viviamo in un rinnovamento a metà. Ad accelerazioni fantasmagoriche. E brusche frenate. In una incompiuta perenne. Vedo e non vedo. Tu cambia, ma non troppo.

Ammazzate il negar. Sono le scritte di matti. Da legare. A Melegnano. Contro un ragazzo senegalese. Manifestazioni di solidarietà. Inasprimento degli animi. Da una parte e dall’altra. La via di mezzo l’abbiamo avuta da quei bambini di Foligno che, silenziosi, si sono stretti attorno al loro amichetto, definito dal maestro un negro brutto. Il cambiamento si sta costruendo tra quelle generazioni. Post millennials. La generazione Z. Con ammirazione e fiducia. Affermano modelli sociali ed economici basati sulla socializzazione, co-creazione, community e condivisione. Dal basso. Nella quotidianità. Senza sfarzo dinamitardo e vocianti strepitii di piazza. Una classe dirigente di velluto. Non un bluff moderno.

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