D’Alema, Strada, Bonino: nessuno tocchi il soldato Minniti

Un mio articolo su l'Huffington Post

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D’Alema, Strada, Bonino: nessuno tocchi il soldato Minniti

 08/09/2017 12:29 CEST | Aggiornato 50 minuti fa

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

 

Ministro Minniti ha visto come l'ha trattata il suo talent scout, Massimo D'Alema? In una intervista a La Stampa l'ha degradata a tecnico della sicurezza per riaffermare che lei non è un politico. E Strada, il capo di Emergency, l'ha dipinta come uno sbirro, ripescando un linguaggio oscuro dei tempi andanti quando i poliziotti erano un problema. Anche la Bonino ha pensato bene di dipingere, Ministro Minniti, la sua strategia come qualcosa di deleterio che alla lunga farà solo male.

Questa è la sinistra, ministro Minniti. La sinistra morta e sepolta come ha scritto Michele Serra. Ed è un bene che sia andata così. La sinistra di cui la gente non si fida più e che non vuole tra i piedi, come quegli insegnanti che vanno in tv a fare degli show penosi recitando delle parti a uso e consumo della fiction del talk, agitando cartelli che alimentano più il folclore paesano che le cause che vorrebbero difendere.

Quindi, ministro Minniti, ci risparmi la fase sentimento-pentimento che ha esternato alla Versiliana. È sottinteso che il capo del dicastero degli Interni, non operando in dittatura o in chissà in quale regime autoritario, si preoccupi anche di diritti e di integrazione. Lo faccia, si preoccupi di questo in un grande piano che sarà pronto a settembre. Ma facciamolo rientrare nella normalità delle cose da fare e che non si sono mai fatte nel corso di questi decenni.

La questione immigrazione e migranti è diventata una mera palestra di esercizio delle diverse fazioni ideologiche e integraliste in campo, a destra come a sinistra. Gli uni se potessero sparerebbero ai barconi, gli altri, invece, farebbero campi di accoglienza nelle piazze delle città. Una sceneggiatura che va bene per qualche dibattito televisivo becero o per fare polemica elettorale. Manca, quello che Renzi ha detto più volte, il buonsenso.

Riuscire a capire e affrontare il tema senza paraocchi, senza andare avanti per la propria strada, per partito preso, perché si sta rappresentando una parte in commedia. Intrisa di solida ideologia. Solo divisiva. Utile a creare contrapposizione.

Già in diversi post abbiamo scritto come il tema migranti e immigrazione sia contendibile. Scalabile. Perché non l'ha mai risolto nessuno. Né a destra, né a sinistra. Lo sosteneva anche qualche giorno fa Milena Gabanelli. Se questi sono i presupposti è fuori dal mondo sostenere che oggi Minniti fa azioni di destra. Il ministro degli Interni fa il possibile per risolvere un problema. E ci sta riuscendo. Quindi vince la politica tutta quando si trovano soluzioni ai problemi e non se ne creano altri. Indubbiamente ci corre anche un po' di mitologia, si fa narrazione delle gesta del Ministro, ma si sa occorre sempre un eroe, o un super eroe: nulla che possa far del male. Basta ricondurre alle giuste proporzioni.

Stupisce, invece, che proprio nel momento in cui un membro di sinistra del Governo di sinistra, Minniti, trova una soluzione al tema annoso degli sbarchi, i compagni di partito e dintorni gli fanno la guerra più accesa etichettando il suo fare, del Ministro, come qualcosa di destra. A parte che è un riconoscimento plateale alla destra di un merito che non ha, ma vuol dire proprio non guardare alla soluzione dei problemi ma alla mera lotta ideologica di posizione.

È un po' come lo ius soli. È di qualche giorno fa una intervista del capogruppo Pd al Senato Zanda che vuole correre spedito all'approvazione del provvedimento anche con la fiducia. Fa il verso ai pronunciamenti di Delrio e Franceschini e anche del presidente del Consiglio Gentiloni. In un momento così delicato tutto deve incastrarsi e soprattutto la mano destra deve sapere quello che fa la mano sinistra.

Infatti qui nessuno contrasta l'approvazione del provvedimento dello ius soli. Noi stessi ne abbiamo scritto approvandone gli scopi generali. Ma si deve tenere conto il contesto in cui avverrebbe oggi. Insomma non si possono fare leggi spot astruse dalla realtà, il metodo che i nostri governanti hanno sempre utilizzato nel risolvere problemi come l'immigrazione, alimentando la costruzione di un bel teatrino tra favorevoli e contrari, montandoci attorno anche un pizza e fichi dal sapore razzista per chi è contrario e civile per chi è favore.

Risparmiateci la sceneggiata. In un Paese in cui fino a oggi sono arrivati migranti ai quali non sappiamo cosa fargli fare dopo che sono ospiti dei nostri comuni, francamente è folle pensare che tutti i vari aspetti non debbano legarsi tra di loro.

È inutile dire che la situazione non è grave, che non è allarmante per qualche migliaia di migranti sul nostro territorio (o manipolando le cifre dei reati sottolineando che gli stranieri delinquono meno degli italiani: qualche studio di matematica e statistica no?).

Per l'Italia invece la situazione è insostenibile. Perché non è etico ospitare gente ab illo tempore senza sapere cosa fargli fare. Non è etico non avere a disposizione uno straccio di vademecum sull'integrazione come deve avvenire e con quali criteri. Perché lo sbilanciamento tra diritti e doveri è a sfavore di quest'ultimo. Perché un Paese non può vendere illusioni. Parlate con qualche migrante, quasi tutti migranti economici, caro Saviano, di profughi politici proprio poca roba - anche qui fate un giro di telefonate ai vari sindaci, please – e vogliono soprattutto casa e lavoro.

Da qui al degrado delle periferie, se non mantieni le promesse, e i passi successivi ai quali non vogliono nemmeno accennare, sono brevi, giusto per non dare solo aria alla bocca facendosi paladini di cause che portano vantaggi di immagine per chi le sostiene.

Siamo in grado di dare queste risposte? Certo che no. Bill Gates, il filantropo Bill Gates, che non è un destroso latino americano, ha detto di fermare gli ingressi per non creare illusioni facili.

Per questo il capitolo integrazione è tutto da costruire. Con regole precise recepite dalle nostre comunità, dal nostro sistema economico e politico. Pensiamo sia questa l'idea che ha in testa il "tecnico" Minniti, ma è il solo, a proposito di nuove classi dirigenti che è stato in grado di togliere l'alone ideologico ai problemi, buttando le mani in pasta per risolverli. Ma con metodo. Questo è mancato in questi anni. Soprattutto perché sempre in balìa di conflitti creati ad arte per fare confusione, per ingenerare nel paese paura, terrore, solo quello, perché la soluzione dei problemi è un'altra faccenda che richiede capacità e non la risposta campata in aria "È colpa dell'Europa" "Serve un ruolo dell'Europa", e nel frattempo c'è il vuoto pneumatico.

È qui l'assenza delle classi dirigenti, quelli della risposta politica alla Massimo D'Alema, quelli che la soluzione la deve trovare sempre il vicino. Ma D'Alema di Mdp dove pensa di prendere i voti per il suo neonato movimento? Dalle periferie delle città, dove da tempo non danno il voto a sinistra perché vivono quotidianamente il degrado generato anche, sottolineo anche, da politiche dell'accoglienza, raffazzonate, da sinistra, un tanto al pezzo, senza doveri stringenti?

Quindi lo ius soli sarebbe da approvare di corsa se tutto il contesto che ci gira intorno (giro di vite agli ingressi, percorsi di integrazione, cittadinanza a chi lavora etc.), in questa fase emergenziale, funzionasse alla perfezione. Purtroppo come abbiamo voluto dimostrare non è così. E Renzi ha fatto bene ricollocare il partito sulla scia di Minniti, slacciandolo dalla componente cattocomunista che francamente è per molti versi incomprensibile agli occhi dei cittadini, tutti: il problema è se certi esponenti di spicco del Pd hanno capito la lezione oppure gli fa comodo alimentare un teatrino per affinare al meglio delle potenziali rendite di posizione, per lo più, scariche, ma utili, forse, alle prossime elezioni politiche.

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Maurizio Guandalini
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