Contraddizioni (e confusioni) a proposito dell'Europa

Editoriale del 18 ottobre 2018 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

C’era una volta il grande viaggiatore Giovannino Perdigiorno. Che esplora posti incredibili. Dove comanda il vento, dove nessuno va mai a dormire e quello dove invece di dire sì o no, rispondono sempre nì. L’ultimo paese visitato  è il paese senza errore, dove tutto è perfetto. La favola dello scrittore per bambini, Gianni Rodari, è il paradigma del sondaggio di Eurobarometro. Sono 44% gli italiani che voterebbero per restare nell’Unione. Il dato peggiore tra i 28. Con un 32% di indecisi. La più alta di tentennanti nel Vecchio Continente. Mentre il 65% dei connazionali è innamorato dell’euro. Contraddizioni e confusioni contemporanee. A mucchi.  Di allergia verso l’Europa, senza sapere di preciso qual è l’impiccio monstre che impedisce di trovare l’isola che non c’è. Cosa fare? Come schierarsi? Piani B da studiare.

I teorici della Nuova Europa sono appassionati allo schema: moneta nazionale ma dentro l’Unione (la Brexit ha fallato su questo). Che è  poi il modello delle aree di libero scambio (commerciale) diffuse ovunque. L’ultimo accordo rinnovato, e siglato, è quello del Nafta, tra Stati Uniti, Canada e Messico. Forse gli indecisi italiani pensano di uscire da Bruxelles ma tenere un euro italiano, non la lira, come c’è il dollaro canadese e neozelandese. Abbiate fede, comunque sia, il giorno dopo, non risolveremo i nostri mali. Come il piangerci addosso perché siamo un paese di poveri. Con 200 miliardi di evasione. Per lo più generata da lavoro nero. L’ultima: la Guardia di Finanza ha scovato a Caltanissetta 700 giovani che hanno usato il bonus cultura per acquistare dei telefonini da un unico rivenditore disonesto. Pensiamo che questi problemi possa risolverli l’Europa, dentro o fuori, dipende dove tira il vento? Critiche feroci verso la masnada della Commissione ne sentirete da noi senza riserve. Ma non chiederemo mai a Juncker e soci di darci una lametta per tagliarci le vene. Scrive Rodari che nel paese dei bugiardi, per ordine del sovrano, è proibito dire la verità. La sfida? Cercare un Gelsomino che farà trionfare la sincerità.

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