Che cosa si intende quando parliamo di mercato

Editoriale del 12 novembre su Metro-quotidiano

di Maurizio Guandalini

Trova la cura. Il problema non sono i giornali e le tv. Per esempio. Non è che assolto il sindaco di Roma le buche della capitale scompaiono. I cittadini, del Nord del Sud del Centro, reclamano di vivere, e bene, il proprio tempo. Con uno sguardo al futuro. La piazza piena di Torino a favore dell’alta velocità è un punto a favore per la crescita felice. Tra quel popolo c’erano molti che la tav non l’hanno mai usata. E vanno in tram, bus, metro. E treni regionali. E vorrebbero che questo bouquet di servizi, pubblici, funzionasse a livello. Di civiltà. Mezzi nuovi, sicuri, in orario e puliti. Non si chiede il mondo. E’ legalità. Io pago, tu mi dai una prestazione. Se me la dai male e non mi tieni in considerazione, non mi rimborsi, non migliori il servizio, me ne vado da altri. Questo è il mercato. Strumento non malefico ma democratico. Per ora senza validi sostituti.  

Il referendum a Roma di ieri chiedeva se dare il servizio sgangherato di bus e metro al privato. Oppure rimanere pubblico. Funzionano meglio se lo fa il comune, la regione e lo Stato o una azienda? Mancano esempi di privato eclatante. Perché, in Italia, le liberalizzazioni, in tutti i settori, spazzatura-gas-acqua compresi, sono state guidate dalla politica. Un socialismo di mercato che ha innestato qua e là ‘privato’ come il vestito buono della festa. Usato per premiare trombati, elargire lauti stipendi e serbatoio di voti con assunzioni di famiglie intere.

Il sindaco di Milano ha mandato a quel paese il vice premier invitandolo a tenere i negozi chiusi ad Avellino e non su, dai meneghini. E’ la rivendicazione di una città che si sente europea. Nella gestione pubblica. La dimostrazione è nei trasporti. Non c’è da dire nemmeno bau. Ma a qualche chilometro da Palazzo Marino ci sta la Regione Lombardia che, nella conduzione delle ferrovie dei pendolari, si comporta, da lustri, l’esatto contrario. Rispondendo che è il massimo possibile. Che di più non si può fare. Come quel politico della città eterna che per i bus in ritardo dà la colpa al traffico.

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Maurizio Guandalini
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