Caro Toninelli, alle Ferrovie più che nuovi dirigenti servono nuovi treni

di Maurizio Guandalini

Sono un frequentatore ultraventennale della tratta ferroviaria regionale Mantova-Milano. Una delle linee più disastrate d'Italia, stando anche agli ultimi studi di Legambiente. Si sono succeduti assessori regionali della Lombardia, amministratori delegati di Ferrovie Nord, ministri e governi di ogni colore, ma quei treni sono cambiati poco. Il biglietto aumenta perché, stando al politico di turno, il cache serve per manutenzione e nuovo materiale, mentre tutto intorno rimane come prima. Maquillage di qualche vettura, nuovi treni per modo di dire, già vecchi prima di entrare in rotaia.

E' cronaca di questi settimane di ritardi mostruosi, rotture di locomotive, pieghettature della linea. Saggezza vorrebbe che si butti via tutto quanto e si rifà di nuovo da capo a piedi. Ma quando mai. La Regione Lombardia del nuovo Governatore Fontana ha risposto al circus corrente con un cambio epocale (?!): nuova gestione per Ferrovie Nord, tutta in capo alle Ferrovie dello Stato. Un travaso di responsabilità per ritornare a come eravamo.

Continua sfuggire che servono nuovi treni, manutenzione della linea, alla fine della fiera dignità del servizio e rispetto dei viaggiatori. E' chiedere l'impossibile?

In una assemblea dell'associazione industriali di Mantova del 2004, presente il presidente Luca Cordero di Montezemolo e in prima e seconda fila, tutte le autorità e parlamentari locali e consiglieri di vario ordine e grado, nel mio intervento volli di proposito ricordare il dramma della tratta regionale Mantova- Milano. Di quanto una linea così sconclusionata incideva sul malfunzionamento del tessuto economico, di come la connettività con il territorio avveniva in modalità alternata.

Lo stupore della platea si toccava con mano.

Soprattutto la politica non recepiva il messaggio. Era assente o presente per formalità istituzionale. E finita lì. D'altronde non si spiegherebbe il motivo per cui questi treni regionali sono una vergogna irrisolta da venti, trent'anni. Le responsabilità sono spalmate alla politica di destra, sinistra e centro. Fino appunto ai governi Renzi-Gentiloni, con il Ministro Del Rio che pure lui ha fatto proclami per i pendolari. 4 miliardi di investimenti, centinaia di treni nuovi ma tutti a consegna post datata, duemila e ...non ricordo nemmeno gli altri numeri della data di scadenza. Probabilmente spero li vedranno i miei parenti prossimi, oggi giovani, giovanissimi che scorrazzano sui campetti di calcio.

Lo stesso Governatore della Lombardia Fontana, nel rispondere alle critiche dei 5 stelle in regione, ha detto, in queste ore, che più di 100 treni sono stati acquistati e altri 150 o giù di lì sono stati ordinati. Ma dove vanno a finire tutti questi treni? Chissà chi lo sa. Forse sulle tratte regionali dei collegi elettorali amici?

Al cittadino viaggiatore, senza diritti, inascoltato, obbligato a viaggiare su carrozze sporche con l'aria condizionata in inverno e l'aria calda in estate, wc rotti, spesso senza un bagno funzionante su 9-10 carrozze, decine di senza biglietto che la fanno franca, controllori che a ragione hanno sempre più paura per l'assenza di sicurezza, di fronte a questo e altro, il viaggiatore, appunto, chiede che questo stato fatiscente di cose cambi. Perché indegno di un paese civile. Perché non è possibile che a fronte di un mancato servizio il viaggiatore paghi biglietti costosi.

Non interessa la disputa sulla gestione delle ferrovie, sulla privatizzazione o meno, se, come effettivamente è sempre andata, la concorrenza dei treni dei pendolari è stata soffocata a fronte di un primato delle ferrovie dello Stato, se non vi è stata mai l'accortezza di controbilanciare l'ottima centratura dell'alta velocità con il trasporto pendolare. Non interessa al viaggiatore sentire queste litanie perché sono scuse o argomentazioni utili per tenere sospese le decisioni, per derubricare a piccoli equivoci senza importanza gli urti quotidiani a cui sono sottoposti i pendolari italiani.

Gli ultimi studi certificano che il trasporto pendolare può essere fonte di redditività. Di business. Per le aziende che lo gestiscono. Chissà se di fronte alle sirene del guadagno possibile vi sia una svolta rapida. DI certo non vorremmo che si trasformasse tutto nel classico terreno di scontro. Schema classico dei 5 Stelle e di questo Governo. Poveri contro ricchi, occupati contro disoccupati, pensionati d'oro contro quelli sociali, pendolari contro l'alta velocità. Non è così che si farà progredire un Paese che ha la necessità di essere competitivo sulle infrastrutture , senza retrocedere di un millimetro.

La carta vincente sarà il tempo. I risultati. Immediati. Non fra 5-10 anni. Ma fra un anno al massimo.

Seguendo, dal punto di vista temporale, un esempio, lodato anche dalla protezione civile, che dovrà fare scuola, realizzatosi in Valchiavenna. Dopo il disastro della frana per il maltempo, subita a metà aprile di quest'anno, con l'isolamento di tre comuni, a tempo di record, nel giro di qualche mese, lavorando giorno e notte è stata inaugurata in queste ore una strada nuova di zecca. Per i treni stesso iter. Stesso percorso breve.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
Ultimi articoli da questo blog

Editoriale del 12 novembre su Metro-quotidiano

di Maurizio Guandalini

Editoriale del 9 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Editoriale del 7 novembre 2018 su Metro-Quotidiano

 

di Maurizio Guandalini