Caro Di Maio, la rivoluzione in Rai si fa eliminando il canone

di Maurizio Guandalini

Oggi la tv è legata agli ospiti: ci sono quelli eccellenti, quelli casuali, quelli di professione. La tv è ormai fatta solo di migliaia di domande e risposte. Ma le domande sono solo una parentesi tra una marketta e un complimento. Rassicuriamo Piero Chiambretti. La Grande Abbuffata della nuova (?!) Rai non è andata oltre. Un mappazzone day. Sotto sotto i governi vivono perché si spartiscono telegiornali e reti. Sarà pure vero che la tv non fa vincere le elezioni, però un microfono sotto la bocca, al momento giusto, quando conta, è meglio di una porta in faccia. Indora la pillola.

Prendiamo gli sbarchi. L'allarmismo cresce e ci convince che è così, se tutti i giorni, a ogni ora, il tg piazza come prima notizia l'arrivo di una nave. Se si modulano le gerarchie delle notizie e non la si mette in apertura si trasferisce tranquillità. Caos calmo. Salvini questo l'ha capito. E' il piano B se gli va male con la chiusura dei porti. Magnifiche sorti e progressive. Stesso imprinting per Di Maio. Che sta seduto nei talk a convincerci che il decreto dignità fa bene alle nostre tasche. Accorto, però, che i salotti dei morti di fama, a differenza dei telegiornali, hanno una platea di gente che non cambia opinione.

Provincia capitale. Gli incornati della pamplona di viale Mazzini siamo noi. Che abbiamo sputato l'anima perché levassero il canone. Con la libertà di telecomando delegata a fare il resto. Invece altro giro, altro regalo. Siore e siori. Si ripresenta il copione ben descritto dal popolare conduttore di Markette. Salottini con i sodali del circolino. Del parente di show biz. Convenevoli di casa a riscatto. Il piacere sarà restituito. Amore di qua, amore di là. Baci e abbracci. Ci rivediamo. Salutame a sorate. E i cervelli in fuga. E' il brand della Tv di Stato, quella per cui Di Maio vorrebbe i concorsi per le assunzioni e la sua trasformazione sul modello Netflix (negli Usa ormai giunto al capolinea: meno abbonati e meno profitti).

Cari neolottizzatori, i poteri forti stanno qui e non in una manina che ha scritto una riga malevola su un brogliaccio di un decreto. Solo quando tradirete queste consuetudini sarete visti diversi da quelli di prima. La rivoluzione culturale annunciata da Di Maio fa ridere. Si è guardato bene di rivoluzionare l'assetto Rai che è quello assurdo di pagare un canone, nella bolletta della luce, poi, che grava ancora di più l'incavolatura bimestrale dei cittadini.

Ma capiamo la strategia del 5 Stelle che è basata su un lavorio furbo della comunicazione. Infatti la prima dichiarazione di Di Maio è stata: Foa, futuro presidente Rai, e Salini, prossimo amministratore delegato, per mandare a casa i parassiti e i raccomandati. Se il buon giorno si vede dal mattino. Decrescita felice la trionferà. E' allergico al mercato per natura. Osservate il cammino pauperista per ogni tema che tocca il vice premier. Si va a sottrazione. Meno posti di lavoro (dal decreto dignità all'Ilva), meno soldi che circolano, meno crescita e boutade ad effetto a debito, come la sceneggiata del cosiddetto aereo di Stato di Matteo Renzi ( la cui rescissione del contratto e il mancato utilizzo porterà il Governo a pagare una penale altissima) e il fermo della Tav.

Oggi c'è la Rai, dove si staglia il mood grillino della meritocrazia senza aver prima guardato nel proprio giardino di casa, tra i neo collaboratori e segretarie del vice premier coperti da lauti contratti senza aver accertato il loro valore. Si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare il cattivo esempio.

Ricordiamo a Di Maio che nel sevizio pubblico sta celebrando il metodo Renzi. L'impianto è quello. Altroché rivoluzione culturale. E l'ex premier Pd ha commesso l'errore, riconosciuto in privato, di aver proceduto con la riforma della rai e il canone in bolletta invece di attuare quello che in diverse occasioni aveva esposto nella Leopolda di Firenze: togliere la gabella tv e privatizzare la tv di Stato. Ne prenda nota, onorevole Di Maio se vuole arrivare a mangiare il panettone.

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