Buon Natale, la bellezza della semplicità

Editoriale del 21 dicembre su Metro-Quotidiano

di Maurizio Guandalini

La gente vuole solo i regali. Educati, prima di Fiore, da quel cinico di Mr. Bean. Che dalla sua amata riceve il dono sperato. Il mega puzzle di un galeone. Mentre a lei, rifila, dentro una scatola rossa vellutata, per anelli, un gancio da avvitare al muro. Al quale appendere un cartonato con due fidanzatini contornati da un cuore. Se Putin ce lo permette, lasceremmo da parte le sue avvisaglie di una prossima catastrofe nucleare, per scovare la bellezza del Natale. Quella magia epifanica che risveglia il bisogno. Di cui non se ne può fare senza.

In una vecchia foto, mia nonna, nata nel 1900, se ne stava impettita, sorridente, con una fetta di pandoro in mano e, dietro, l’albero. Quanto ci teneva all’abete pieno di luci. Lei, che nel 1934,perse una figlia di undici anni, proprio alla vigilia di Natale. E nella mia infanzia ricordo le vigilie con la nonna immusonita. Silenziosa. E malgrado fosse incupita, cercava la felicità. Perché, come scriveva sua figlia, in una letterina stropicciata dal tempo, indirizzata ai genitori, voi siete la mia gioia. Eravamo in piena guerra. C’era, in quelle righe, un messaggio capace di risanare e liberare la vita. Conferendo ad essa pienezza di senso e di valore, direbbe il teologo Vito Mancuso. Piacerebbe correre in Islanda e tuffarsi nel bosco innevato a scegliere l’albero da ornare. Poi però troviamo la stessa giocondità nell’andare in un supermercato, comprare un plastificato da trenta euro e inzupparlo di lampadine colorate. Ognuno ci vede il suo. Anche la spiritualità a intermittenza. O la ritualità dei regali che è in minima parte quel cattivo consumismo celebrato da Francesco. Come i bolsi e noiosi auguri di buon anno. Da bambino voleva dire prendersi su il 1 gennaio e suonare i campanelli delle case, bonin bun an a fé al cap ad l’an?, e ricevere monetine da imbucare nel salvadanaio. La bellezza della semplicità. Un esercizio di alta spiritualità. Utile a Gioacchino e allo zar di Russia. Manca lo slancio di Lucio Dalla. Il sarà tre volte Natale. Tutto l’anno. Merry Christmas, Mr. Bean!

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Maurizio Guandalini
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