Benignaccio!

Ho rivisto, su rai 5, Benigni. Confermo tutto quanto avevo pensato quindici giorni fa, a mente fresca, dopo il programma su raiuno. La Chiesa tutta dovrebbe stendere tappeti rossi al comico toscano: non c'è megafono migliore, e straordinario, di divulgazione della parola di Dio di un personaggio che, tradizionalmente, fa divertire, etichettato a sinistra. Chi prevedeva ascolti di dieci milioni per un monologo in due puntate sui Dieci Comandamenti? Non stiamo parlando dei canti di Dante Alighieri  che hanno trama e lunghezza: i Dieci Comandamenti sono 'famosi' per la loro sintesi e stringatezza. Abbiamo scritto questo in  premessa perché riteniamo ingeneroso sminuire l'evento. Soprattutto sul lato del pubblico, dei telespettatori.  Vuol dire che nell'aria  c'è un sentiment dal retrogusto particolare. Rispetto, onestà, correttezza, pulizia, trasparenza, moralità sono comportamenti – stati d'animo e idee – che stanno ritornando di moda?  Stiamo riscoprendo il valore di un Decalogo unico, anticipatore, e risolutore, come ha rilevato Benigni, di molte nostre discussioni di oggi. Ci voleva tanto capire che quelle tavole di pietra  non potevano rimanere relegate in qualche stanza della dottrina del sabato pomeriggio? E' una riscoperta, non una moda. E ha stupito la forza di Benigni a spingere sul credere in Dio: in questo momento è necessario credere al 'massimo' in Dio. Non è tanto un moto d'affetto obbligatorio, credere a tutti i costi, o conversioni facili e veloci: è piuttosto un avviso alla comunità tutta a rispettare i Dieci Comandamenti perché sono le regole fondamentali per costruire un futuro meno incerto.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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Maurizio Guandalini