Battisti e una telenovela che è destinata a durare

Editoriale del 15 gennaio su Metro Quotidiano

di Maurizio Guandalini

Il brodo primordiale è ri-uscito, prepotente, anche per l’ingresso nelle patrie galere di Cesare Battisti. Una cavalcata elettorale ‘per la propria ditta’ con sfoggio di slogan d’altri tempi. Comunisti e fascisti, terrorismo di destra e di sinistra, alcuni intellettuali rossi, complici, nella classe del sciovinismo d’oltralpe, opposti ai manettari di casa. La stragrande maggioranza degli italiani non sa chi è il terrorista estradato e di quali delitti si è macchiato. L’attenzione, l’interesse si è acceso, esclusivamente, sulla certezza della pena. Se ha sbagliato vada in carcere e si getti la chiave. Per sempre. Gli show di volontà di potenza nietzschiana, fai da te, occhio per occhio dente per dente, sono contorno.

Non è andata così. Lo abbiamo visto all’arrivo, ieri, dello spregiudicato sanguinario. Sarà una telenovela destinata a durare. A galoppo su quel, legittimo, sentiment della legge uguale per tutti che continua stupire gli italiani. Spettatori di malagiustizia, di pessime sentenze in transito dalle accuse totali all’assoluzione piena, di provvedimenti di giudici che, in osservanza delle norme, condonano corpose pene o presiedono processi infiniti, spesso risolti senza colpevoli. Ecco, non vorremmo che la trionfante cattura dello sprezzante omicida coprisse questo melange indigesto di “iniquità”. Irrisolte. Il Battisti in galera piana rivalse e rancori politici. E ci sta. Meno il dolore dei parenti delle vittime che hanno atteso 38 anni per intrappolarlo.

L’attesa. E’ copione. Dentro le mura dell’Italia. Chi a che fare con tribunali, codici da mille pagine, e sta nel giusto, non ha fiducia, non è sereno, ha paura, si perde, con la consapevolezza di non venirne mai a capo. E senza il portafoglio a fisarmonica, tralascia la volontà di lottare, darci dentro, sconfiggere il polveroso girone delle scartoffie e del mulinare a vuoto. Sono le garanzie del cittadino. Abbandonate. Scomparse. Dal piatto della bilancia, protezione dei giusti, dell’antica Grecia. Simbolo di Themis, dea della giustizia.

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