Al Family Day il Governo risponda con un sì al matrimonio tra omosessuali

 

Nei prossimi mesi tocca l’Italia. Il via libera ai matrimoni tra omosessuali in Irlanda è uno sblocco verso paesi, come il nostro, confessionali e diffidenti. Oltre, naturalmente, una presa di coscienza della Chiesa. Bastava sentire l'Arcivescovo di Dublino, Martin, che invitava a cogliere la novità, il verso indicato da una popolazione fedele al cattolicesimo. Alfano, cattolicissimo, Ministro dell’Interno, ha detto si alle unioni civili no ai matrimoni, che vorrà dire questa distinzione lo sa solo lui. Premessa: noi siamo per i matrimoni e per le adozioni tra omosessuali, senza alcun divieto. Una società liberale deve offrire il ventaglio delle possibilità. Nel caso italiano  basterebbe un pronunciamento di Papa Francesco e tutte le rendite di posizione politiche cadrebbero. Capiamo Bergoglio. Ha già fatto strappi potenti. E soprattutto sta conducendo una lotta interna al Vaticano per mettere ordine e levare le pastoie italiane e lasciare la Chiesa alla sua vocazione universale. Non semplice. Bastava leggere, qualche settimana fa,  l'articolo di Massimo Franco sul Corriere della Sera per capire i venti di guerra tra Francesco, le gerarchie ecclesiastiche e la stessa conferenza episcopale che raduna i Vescovi italiani. Anche il recente discorso contro la corruzione, molto rivolto  all'interno della Chiesa, ci porta a riconoscere le doti di questo Papa e il pericolo quotidiano che corre il suo pontificato. La lotta sui principi e contro la conservazione è più pericolosa delle bombe. In Irlanda l'arcivescovo richiamava la Chiesa a stare al passo con i tempi, in sintonia con i giovani. Il Papa dovrebbe  partire da quella affermazione che fece sull'aereo papale, di ritorno dal Brasile, “..chi sono io per giudicare...” se due persone dello stesso sesso si vogliono bene. Sarebbe uno strike back se Bergoglio facesse un passo in più, prima dei movimenti ingessati dei politici italiani.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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