L'obsolescenza programmata e il nuovo marketing dei prodotti informatici

In questi giorni il mio Mac comincia a dare segni di vecchiaia… Almeno così sembra. Ogni tanto qualche lettera della tastiera non funziona e la scrittura diventa meno scorrevole. Capita per qualche minuto poi per incanto tutto ok. Scrivendo questo testo, ad esempio, ho dovuto riscrivere tutte le erre che non venivano riprodotte adeguatamente. Cosa sarà successo? Ho fatto una ricerca, ho aggiornato, ho ripristinato tutto ma il problema permane. Dopo quasi 6 anni di attività mi sorge spontanea una domanda: sarà forse colpa di una qualche obsolescenza programmata? Nonostante 12 ore al giorno di utilizzo per quasi 6 anni tutto funziona alla perfezione tranne questo “difetto” fastidioso e anche difficile da risolvere. No, non è colpa della tastiera usurata se questa molto spesso funziona benissimo e altre volte no. E’ più probabile che in qualche aggiornamento il produttore del computer abbia cominciato a farmi capire che dovrei cambiare il mio fedele mac con uno più nuovo. 

Quello dell’obsolescenza programmata è un problema molto attuale in una economia sempre più dettata proposte di acquisti convulsivi. Se nonostante i richiami delle pubblicità che ci invitano a innovare il nostro cellulare, tablet o pc che sia, noi siamo irremovibili ecco che l’invecchiamento “a tempo” decreta la morte del dispositivo o comunque l’impossibilità di utilizzarlo adeguatamente. 

E’ ciò che accade con un iPhone, iPod o iPad che sia. Posseggo un vecchio iPod touch perfettamente funzionante ma è impossibile aggiornarlo ad una delle ultime versioni del sistema operativo. la versione installata è iOS 6, la nuova è iOS 9. Ora, io non vorrei fare un simile salto ma come minimo vorrei poter aggiornare ad una versione intermedia (la 7 mi va benissimo). Inutile dire che ciò non è possibile, almeno su iOS. Eppure è sufficiente notare che tra le ultime tre versioni c’è un lasso di tempo di non più di 2 anni. Potrei anche lasciare tutto non aggiornato ma le grandi e raffinate manovre di marketing vanno ben oltre. Sfruttando il monopolio delle app che si possono scaricare solo da un unico app store, Apple impone alle case produttrici di produrre software che sia compatibile con le ultime versioni del sistema operativo.

L’obsolescenza programmata ormai invade tutti gli ambiti delle nuove tecnologie. Si va dai proiettori le cui lampade “scadono” e cessano di funzionare dopo un certo numero di ore ai computer portatili la cui batteria cessa il funzionamento dopo un certo numero di ricariche. Sui dispositivi portatili, poi, si raggiunge il massimo. Ad esempio sugli smartphone di ultima generazione la batteria non è estraibile ma saldata sul dispositivo e difficilmente sostituibile.
Apple non è nuova a situazioni paradossali come, ad esempio, aggiornamenti di sistemi operativi che occupano talmente spazio da rendere i vecchi cellulari inutilizzabili e con poca memoria a disposizione. E se da un lato l’aggiornamento è possibile ed indispensabile dall’altro ci si ritrova con un dispositivo aggiornato ma lo stesso inutilizzabile. 

Siamo ormai lontani dal meccanismo “wintel” di più di un decennio fa quando Microsoft e Intel sembravano d’accordo. L’una, Microsoft, produceva sistemi operativi affamatissimi di risorse, l’altra, Intel, produceva i nuovi processori altamente performanti proprio adatti ad essere usati con le nuove versioni di windows.

L’obsolescenza programmata è un problema reale di imprese e istituzioni prima ancora che dell’utenza consumer. Le scuole, ad esempio, non possono permettersi di vedere invecchiare così velocemente i propri laboratori acquistati con grande fatica e con fondi pubblici. 

Le soluzioni, comunque ci sono, basta saper scegliere. Basta fare una scelta di campo radicale laddove è possibile. Non sempre, purtroppo, istituzioni ed imprese sono in grado di operare scelte a medio e lungo termine in questo campo e così sperando di risparmiare su un proiettore ci si ritrova con costose lampade “scadute” dopo qualche mese. E’ ciò che accade nelle vecchie LIM delle scuole acquistate con vari finanziamenti e che man mano richiedono la sostituzione di una lampada costosissima che spesso supera anche i 200 euro di costo.

Blog di: 
Salvo Amato
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