Il digitale a scuola: quando non è solo questione di tecnologia. Ennesimo slogan?

Da quando è stato lanciato il PNSD, piano nazionale della scuola digitale, è tutto un via vai di notizie e buoni propositi per un a scuola diversa e , appunto, digitale. Volendo sorvolare su un problema di terminologia dove credo che si dovrebbe perseguire l’obiettivo del “digitale a scuola” e non di una "scuola digitale", è evidente che non si possa solamente pensare di innovare la scuola innovando le apparecchiature. E’ ovvio che servono LIM, tablet, laboratori e molto altro ma è altrettanto ovvio che c’è molto bisogno di vera formazione, quella che manca, quella che non viene per nulla coordinata e organizzate un modo organico e strutturale.

9 pc per 100 alunni (contro 23 media europea), 22 scuole su 100 (44 in Europa) offrono corsi di aggiornamento per docenti e solo 20 di essi su 100 (32 in Europa) usano veramente le tecnologie digitali nella didattica.
Al di là dei numeri che lasciano il tempo che trovano, ciò che sicuramente il piano nazionale non prende per niente in considerazione è l’alta percentuale di docenti anziani costretti ad andare a scuola. A causa della della riforma sulle pensioni il 10% dei docenti attualmente in servizio è stato assunto tra il 1977 e il 1980, quando i pc erano oggetti da laboratorio. Entro il 2022 andrà in pensione circa il 40% dell’attuale corpo docente che al momento ha una età media di 52 anni, la più alta in Europa.

Per funzionare un piano sul digitale a scuola (e non sulla scuola digitale) necessita della fattiva partecipazione del corpo docente e di sicuro formare docenti che fra 3-4 anni andranno in pensione non è una ottima scelta ammesso che i docenti, stressati dagli effetti deleteri della riforma siano motivati a farlo. 

C’è da dire, inoltre, che il piano che sta per partire non è il primo e forse non sarà neanche l’ultimo e studiare gli errori dei precedenti tentativi sicuramente sarebbe stato molto utile per evitare di farne altri.
Decine di migliaia di LIM in tutte le scuole d’Italia con pochi docenti veramente formati per utilizzarle al meglio non sono certo un ottimo risultato se alla fine una buona percentuale di essi confessa di usarle per proiettare video. Ciò almeno fin quando le lampade dei proiettori non finiranno di accendersi. In quel caso l’alto costo della sostituzione delle lampade e la mancanza di fondi renderà inutilizzabili anche le LIM. 

Stessa cosa si potrebbe dire con l’uso passivo di altre tecnologie come tablet e pc portatili. 

Affinché un piano per il digitale a scuola funzioni occorre effettivamente definire il suo ruolo nella didattica e soprattutto adottare nuovi paradigmi formativi che consentano al docente di padroneggiarli al meglio. Solo così tra LIM; classe capovolta, E-learning e tablet si riuscirà a trovare la quadratura del cerchio. 

Occorrerà, quindi, concentrarsi sulla formazione di qualità ma soprattutto anche sull’aspetto motivazionale che metta il docente nelle condizioni di chiedere formazione piuttosto che subirla in modo passivo. 

La nomina di ben 8500 animatori digitali è un altro passo falso che parte da una buona idea, quella dell’animatore, ma arriva all’errore di doverlo individuare necessariamente all’interno dell’istituzione.  Non sarebbe stata una pessima idea il fatto che un istituto ad indirizzo tecnologico “prestasse” un esperto animatore digitale ad un circolo didattico che con ogni probabilità potrebbe non esprimere alcun esperto digitale.

E’ così che si corre il rischio di fare ulteriori pesanti investimenti sulle infrastrutture ( circa 600 milioni di euro in 5 anni) ed avere poco riscontro per via di una scarsa formazione o di una formazione fatta a docenti che a breve lasceranno la scuola. 

Un’ultima osservazione andrebbe fatta sui contenuti digitali che stentano a decollare. Se da un lato la legge obbliga le case editrici a produrre versioni digitali dei libri di testo, dall’altro la fruizione di questi è pressoché impossibile per il docente medio che a malapena riesce ad usare gli strumenti digitali di base ed inciampa tra nome utente, password, restrizioni di accesso e molto altro. Egli spesso si perde tra registrazioni, accreditamenti, iscrizione degli alunni, password sicure e quant’altro e finisce per abbandonare una piattaforma nata spesso più per un obbligo legale che per essere veramente utilizzata.

Blog di: 
Salvo Amato
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