Dati in ostaggio con richiesta di riscatto

Non è il sottotitolo di un thriller a sfondo informatico del prossimo secolo ma semplice realtà che ha spiazzato non pochi utenti della rete qualche mese fa. A volte, però, come avviene in un thriller mozzafiato il male ritorna in altra forma. E’ accaduto proprio qualche giorno fa e continua ad accadere nonostante il fenomeno si sia ridimensionato di molto.
Di cosa si tratta? Qualche mese fa circolava in rete un particolare virus “ransomware”. Una forma particolare che piuttosto che avere come obiettivo la distruzione dei dati, il furto o altri fastidi andava al sodo con un obiettivo ben preciso: crittografia di tutti i dati del proprio pc e richiesta di riscatto per averli in chiaro entro 24-48 ore.
Molti ci sono incappati, qualcuno ha anche pagato per ottenere il software di decriptazione. Una trovata diabolicamente intelligente perché la diffusione del virus stavolta era, sì, attraverso un messaggio di posta elettronica ma esso suonava come famigliare e riusciva a superare le maglie pur strette degli antivirus. Di fatto veniva recapitato un messaggio email con un elenco di prodotti informatici restituiti per i quali si invitava a riscuotere il rimborso.
Occorreva aprire il “documento” contenente l’elenco, firmarlo e richiedere il rimborso. Ora, seppure chiunque avrebbe dovuto chiedersi perché mai gli venga proposto un rimborso di qualche migliaio di euro, molti hanno abboccato e all’apertura del “documento” si sono ritrovati un software che in pochi minuti ha criptato tutti i dati del pc.
E’ recente la notizia secondo la quale un virus del genere è tornato alla riscossa stavolta sugli smartphone. Il virus si è presentato attraverso un video sul circuito delle chat whatsapp e in poco tempo si è diffuso E’ passato avviare il video per vedersi criptati tutti i dati del cellulare.

Blog di: 
Salvo Amato
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