Il Papa comunista

<<Evviva il comunismo e la libertà!>>. Papa Francesco non conosce Bandiera Rossa, Bertinotti e Vendola,  ma non gli dà fastidio se gli danno del comunista. Risponde facendo riferimento alla dottrina del Vangelo, senza innestare dibattiti ideologici. Il comunismo era, e rimane, un'utopia, il disegno del migliore dei mondi possibili e quindi non identificabile con quel Libro Nero che rappresentava i drammi, le sofferenze, le disgrazie di milioni di persone. Quei drammi, quelle sofferenze e quelle disgrazie ci sono state e sono la testimonianza che ancora il comunismo in terra non si è mai realizzato. Proprio come il  Vangelo: terra, pane, lavoro e diritti per tutti rimangono una aspirazione. Per cui, ha ricordato il Papa, c'è da lottare. Senza risparmiarsi. Questo Papa ha abbracciato la povertà come segno pastorale del suo pontificato. Mai, negli ultimi Papi, c'è stato un tratto così marcato a identificare la Chiesa come il luogo degli ultimi. Di coloro che hanno bisogno. Una accoglienza non compassionevole: ai poveri si dice “non rassegnatevi”, fate di tutto per uscire dalla vostra condizione, riaffermate diritti e libertà. Papa Francesco, l'abbiamo ricordato proprio su Metro, dopo la sua elezione, viene dall'America Latina, terra della Teologia della Liberazione, di una Chiesa di lotta, per il pane e contro la miseria.  Quella Chiesa lì era vista come un covo di comunisti rivoluzionari, quasi che difendere e chiedere il riscatto di chi non ce la fa fosse peccato mortale. Papa Francesco, oggi, ha reso onore alla tonaca che indossa.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
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