Tapum… Tapum… Tapum!

Tapum… Tapum… Tapum!

Che gli attentati di Parigi ci abbiano cambiato la vita, è un dato oggettivo. Forse poco, ma comunque in maniera rilevante.

Per esempio, il semplice fatto di passare ogni mattina ai tornelli di Furio Camillo sotto gli occhi vigili di due alpini, non è mica un dettaglio trascurabile. Poveri cocchi, fanno il dovere loro… Gli avranno detto di controllare e loro controllano.

Solo che, se l’obiettivo è quello di metterci tutti in una condizione più sicura e più protetta, la domanda nasce spontanea: “Si chiamano alpini, giusto? E si chiamano così perché stanno sulle Alpi, giusto? E le Alpi sono un posto ad alta quota e pieno di spazi aperti, giusto? Bene, e quindi che cazzo ci fanno questi sottoterra e al chiuso?” No, così… tanto per dire.

A me, però, per motivi familiari gli alpini stanno molto simpatici, quindi ogni mattina, quando gli passo davanti, gli sorrido… e spero che non succeda niente. Tanto, i veri paladini del romano medio – come sta per dimostrare questa storia – stanno dentro la metro, mica fuori.

Quando salgo sul vagone a Furio Camillo – come d’abitudine avvolta dal torpore semi-incazzoso delle 9 del mattino – finisco in piedi davanti a due ragazzi intenti a parlare tra loro, seduti l’uno accanto all’altra.

Lei sembra sbucata pochi minuti fa dal paese delle meraviglie e ha un vistoso mollettone per capelli viola appuntato sulla tracolla della borsa (chissà che cavolo le costava riporlo dentro, ma comunque). Lui, invece, sembra uno che sa il fatto suo e pronto a rivelarle tutti i più importanti segreti del mondo.

“Ponte Lungo, uscita lato destro.” Recita metallica la voce della metro.
“Tra quante fermate dobbiamo scendere?” chiede lei.
“Tra cinque” risponde lui, più veloce della luce.
“E come fai a saperlo?” ribatte lei, incantata come se lui le avesse detto: “E=mc2”.

“Facile!” il ragazzo sorride vistosamente.
“Re di Roma, San Giovanni, Manzoni, Vittorio Emanuele, Termini: uno, due, tre, quattro e… cinque!”.
“Oooh!” fa lei.
(Sì, proprio così. Ha fatto proprio: Oooh! Giuro. Si vede che è sensibile alla teoria della relatività. ’Cazzo ne so io!)
“Ma le sai tutte a memoria?”
“Sì” dice lui, tronfio come se davvero avesse detto: “E=mc2”.

Complimenti, d’accordo, però rimane il fatto che la tipa ha su per giù la mia età, ha uno spiccato accento romano eppure si comporta come se non avesse mai preso la metro in vita sua. A me risulta inconcepibile, ma magari l’hanno rapita gli alieni da piccola e l’hanno ributtata giù solo da qualche giorno. (In effetti, a giudicare da quanto è sveglia, l’avrei ributtata giù pure io.)

“Ma a Termini è pericoloso?” chiede lei, con due occhioni che il Gatto con gli stivali di Shrek era un dilettante, al confronto.
“Mooolto…” dice lui, che secondo me da grande vuole diventare il giustiziere della notte o una cosa del genere.
“…Ma se tutti facessero come dico, vedi che non succederebbe niente.”

A quel punto lei potrebbe anche svenire per l’ammirazione – o almeno così pare a me, che ne sto guardando gli occhi completamente ammaliati – ma spero di cuore che non lo faccia, perché voglio assolutamente sentire le perle di saggezza del nostro amico illuminato.

“Damme retta,” le spiega “qua l’unica soluzione è girare armati. Tutti. Per legge.”
“Oooh” rifà lei, mentre io ho tutt’altre vocali in testa… diciamo più tipo: “Eeeh?! Ma che ti sei bevuto il cervello?”
Invece lui è serio e continua a spiegare la teoria con l’aria sapiente di chi ci lavora da mesi.
“Sul serio. Se tutti avessimo un coltello in dotazione, tutto sarebbe diverso.”

Stavolta, lei è perplessa quanto me. Come Gandalf, lo sento nell’aria e anche nell’acqua.
“Scusa, eh? Qual era er problema prima? Che ce stavano i zingari che rubbavano, no? E qual è er problema mo? Che ce stanno l’arabi che se fanno esplode, no?”
Lei annuisce in silenzio, io quasi quasi inizio a prendere appunti, ché non si sa mai.
“E che usano gli zingari per rubbà e l’arabi pe’ fa’ le bombe?”
“Che usano?” chiede la ragazza, completamente rapita dalle rivoluzionarie teorie del nostro amico giustiziere, il quale sorride compiaciuto, quasi grato che lei non abbia saputo rispondere per poter continuare la sua spiegazione senza interruzioni.

“Usano le mani, no?”
“Aaah.” (E daje co’ ste vocali! Un po’ di parsimonia, per favore! Guarda che alla Ruota della Fortuna si pagavano 500.000 lire l’una, sa?)
“E allora, pe’ nun fajele usà, ’ste cazzo de mani… tu che fai? Piji er cortello e je le taji, così poi vedi che nun fanno più danni!”

Silenzio. Ebbene sì, la radicale teoria ha causato la definitiva estinzione delle vocali. A me, invece, ha causato un filo d’ansia… che, temo, potrebbe anche aumentare.
“E se per caso non si riesce a prenderli preventivamente?” (Mi sto innamorando di questa tipa, la sua totale infatuazione per il giustiziere della notte è ammirevole.)
“Beh, in quel caso è facile. C’hai er cortello? Je lo pianti in testa e nun se ne parla più!”

Ecco. Cura preventiva per terroristi-zombie: stiamo a posto. Ve lo giuro, io vorrei rimanere a sentire questo ragazzo solo per altri cinque minuti. Giusto il tempo di capire come ha intenzione di sterminare l’universo mondo con un coltello da cucina.

Purtroppo, però, siamo arrivati a Termini e – era proprio questo l’inizio della conversazione – i due ragazzi devono scendere. Peccato. Da una parte, perché li avrei davvero ascoltati volentieri ancora un po’. Dall’altra, perché avrei voluto vedere il tizio con il coltello alle prese con la situazione che si scatena qui proprio quando lui è uscito dal vagone.

Mentre la folla entrante si mischia con la folla uscente, qualcuno cerca di farsi largo a suon di spintoni, manate e strilli. Contemporaneamente, si fa evidente un fortissimo fetore di organismi umani vivi e anche morti. Parecchio morti. Talmente morti, che penso che ora muoio anche io.

Ma chi cazzo è che puzza così? mi viene da pensare, mentre – …lo so, non vorrei, ma lo faccio – guardo malissimo due signori indiani a qualche metro da me. Perdonatemi, a volte non si riesce a non essere brutte persone! La risposta al mio interrogativo arriva subito, mentre fra tra la calca si apre un varco e ne fuoriesce la responsabile degli spintoni. E anche della puzza.

È una signora brutta, vecchia, sporca e piegata in due. In pratica, è messa talmente male che non so nemmeno dire se sia araba o rom. Giuro, non lo capisco. So solo che si dimena come una biscia, impreca in lingue a me ignote e puzza come se (per me) non ci fosse più un domani.

Ovviamente – e ve lo chiedo a titolo puramente informativo – secondo voi dove si sarà mai andata a sedere la vecchia indemoniata? E certo, accanto a me! Ha chiesto al tipo che avevo accanto di lasciarle il posto e lui non solo le ha detto sì, ma è anche sceso di corsa a cambiare vagone. E forse dovrei farlo anche io, invece di perdere tempo a chiedermi cosa farebbe ora il mio amico giustiziere con il coltello in mano. Tra l’altro, secondo me non farebbe un cazzo perché questa signora puzza da viva… figuriamoci da morta. (Ve l’ho già detto che a volte non si riesce a non essere brutte persone, no?)

Di fronte alla schiacciante realtà, mi tocca – assai a malincuore – alzarmi dal mio posto a sedere appena conquistato e andare in cerca di un po’ di quiete olfattiva dalla parte opposta del vagone, in attesa di arrivare a Ottaviano. E quando finalmente ci arrivo, mi sbrigo a uscire con tanta voglia di andare incontro alla rassicurante visione degli alpini di cui parlavo all’inizio. Non so perché, ma in questo momento mi sembrano quanto di più confortevole io possa trovare sul mio cammino.

Oggi, però, proprio non è giornata. Oggi, pare non devo proprio stare serena. Oggi, temo, è la giornata nazionale dei giustizieri della notte in cerca di impiego. Perché proprio mentre sto lì a rollarmi una sigaretta prima di uscire in superficie davanti ai due alpini del mio cuore, sento una voce maschile pronunciare la seguente frase: “Aho, io sti arpini proprio nun li capisco… Nun so manco che approccio d’attacco ce possono avè co’ n’arma lunga da ‘n chilometro e mezzo di gittata! Ma se succede qualcosa, che cazzo ce fanno? Moriamo tutti comunque!”

Eh. Ve l’avevo detto prima che i veri paladini del romano medio stanno dentro la metro, mica fuori.

Blog di: 
Giulia Soi
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