#dilloaGiulia: UN POEMA METROPOLITANO

#dilloaGiulia: UN POEMA METROPOLITANO di Lorenzo P.

Cara Giulia,

ti invio una poesia in dialetto romanesco che ho scritto per tutti coloro che come noi ogni giorno combattono contro gli imprevisti della metropolitana di Roma. Spero ti piaccia:

 

              'Sta poesia è dedicata a te, straniero che vedi Roma da turista

              al pendolare che all'inizio del mese l'abbonamento acquista

              a te viandante, a te viaggiatore e a te, impiegato stressato

              che piji la metro tutti i giorni... praticamente ce sei nato.

              A te che pensi: “Mejo er traffico dell'Appia o della Tuscolana?

              ...Mah! Io intanto pijo 'a metropolitana!”

              Scendi la scala mobile in modo frettoloso,

              guardi due o tre vorte l'orologio e se vede che sei ansioso,

              sempre in ritardo... ma pe' te ormai l'ora n'è più 'na sopresa:

              sopra er tabbellone te cade lo sguardo e leggi: “Cinque minuti d'attesa”!

              Devi fa' er cambio de metro, cor vagone che traballa

              e 'ntanto leggi quella scritta: “Allontanarsi dalla linea gialla”...

              Tu resti là e aspetti fiducioso, paziente, bello arzillo,

              come ogni mattina quanno che parti da Furio Camillo.

              E poi, quando la metro finalmente ariva, te vai verso er conducente...

              e dici: “Laggiù è più lontano... ce sarà un po' meno de gente?”

              Come ar solito, però, la metro è affollata e te pensi: “Qui fa 'n caldo... mo' me spojo!”

              ma mentre te levi 'a giacca butti 'n'occhio ar portafojo.

              A 'na certa per fortuna er vagone se svòta e cessano le lamentele,

              scendono 'na ventina de cinesi... Ah! Stai a Vittorio Emanuele!

              Ma stai pure in ritardo clamoroso e il tuo lavoro sta lontano...

              Dimme 'n po', viaggiatore metropolitano:

              ma co' sto viaggio così tortuoso,

              c'arriverai mai fino a Ottaviano???

 

Con affetto,

Lorenzo

 

Caro Lorenzo, grazie di cuore per questa bellissima poesia. La terrò da conto e ne farò un manifesto delle nostre disavventure lungo i binari della linea A e dintorni. Per sdebitarmi, ricambio con una citazione del Maestro Trilussa che spiega cos'era la fede per lui e lo fa in maniera molto a simile a quella con cui io parlo della metro di Roma:

“Credo in Dio Padre Onnipotente. Ma... c'hai quarche dubbio? Tiettelo pe' te.

La Fede è bella senza li 'chissà', senza li 'come' e senza li 'perché'.”

A presto,

Giulia sotto la metro

Blog di: 
Giulia Soi
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