Facebook at work

Rumors insistenti parlano della sfida lanciata da Facebook ai social specializzati nel lavoro. Due identità slegate su Faccialibro, per gestire la propria attività lavorativa separatamente da quella personale. Facebook at work, questo il nome dell’ultimo strambugio eterico, servirà a traghettare gli utenti dal ludico al serio, con la possibilità di redigere slide o documenti, di avviare contatti professionali e interagire con i colleghi attraverso chat ad hoc. Un sistema già in uso da parte dei dipendenti del social più conosciuto al mondo, che dovrà ora trovare il modo di insinuarsi nelle aziende. Dove, nonostante il diffuso veto all’utilizzo di Facebook, il network dilaga tra 1,3 miliardi di “amici”. Uno smacco a Google Drive, Yammer, Microsoft Office e soprattutto LinkedIn, servizio per professionisti dove 300 milioni di utenti (7 in Italia) pubblicano il proprio curriculum vitae. Sembra diventare crudelmente realtà l’ipotesi che Dave Eggers postula ne “Il Cerchio” dove la capacità di parlare vis à vis viene sostituita da chat interne ed esterne, fino a racchiudere il mondo produttivo in un inner circle che assomiglia ad una gabbia dorata. Il continuo “stare sul pezzo” rende la privacy un furto, induce a condividere ogni cosa, legando le unità produttive con un filo invisibile al proprio desk. Per vivere si deve essere on-line. Un’infinita sbornia digitale in cui ogni like pare aprire una porta. Sul silenzio dietro il quale mascheriamo interazioni – anche lavorative – ed emozioni, diventando sempre più laconici e impermeabili.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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