Worldstwitt

#ring: questo il semplicissimo hashtag che ha lanciato in borsa Twitter. 

In termine tecnico il social che cinguetta è un microblog, ovvero una rete di utenti che si inviano comunicazioni in tempo reale. La loro lunghezza non deve superare i 140 caratteri, con alcune complicazioni come gli hashtag ovvero quelle parole precedute da un cancelletto che accomunano il mondo di chi si sta occupando di un determinato tema, a livello universale. Ciò rende tutti quelli che avranno un messaggino contenente una determinata parola chiave intercettabili e seguibili. Si possono tallonare indirizzi o parole, come @expo o @obama piuttosto che la nostra squadra preferita, o quello - umilissimo - della sottoscritta, @alechinellato. Insomma un’informazione tagliata su misura sui nostri interessi. Su questo meccanismo -nato nel 2006- per motivi di messaggistica interna, si è poi sviluppato un mondo di followers e following, che hanno cambiato il modo di comunicare e di cercare le notizie. Passando da intranet a worldnet, visto l’ottimo coordinamento aziendale, il servizio è diventato pubblico, nel 2007. Il grande successo non è stato, però, immediato. Nel 2007 –infatti- i messaggi furono solo 100 mila: un flop, all’inizio. Il boom reale si ebbe solo nel 2009 e poi nel 2011, con oltre 200 milioni di messaggi scambiati. Grande e involontaria cassa di risonanza sono stati l’uso che ne hanno fatto i politici, le notizie forti che rompono il palinsesto, soprattutto – nel caso specifico - le rivoluzioni arabe, che ne hanno decretato il definitivo successo. La società è così passata da 6 dipendenti nel 2006 a oltre 2000 nel 2013. Inevitabile, con il suo valore stimato di 20 miliardi di euro, lo sbarco in Borsa, nonostante il media che cinguetta sia sempre in perdita. Il 18% degli utenti di Twitter lo fa per avere notizie in tempo reale (negli Stati Uniti) mentre la percentuale sale addirittura all’85% tra chi usa gli smartphone per avere notizie, contro il 64% di Facebook. Più ricchi, più colti e più giovani: questo il profilo dell’utilizzatore medio di Twitter.  

Blog di: 
Alessia Chinellato
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