Social: quale età minima?

La tecnologia ci invade e pervade. Tanto che – da più parti - si sta cercando di correre ai ripari. Quanti degli allievi odierni possono affermare di non occhieggiare su Internet per compilare una ricerca loro affidata?

Dal 2016 gli studenti dell'università di Kyoto non potranno presentarsi agli esami indossando l’Iwatch. E dire che già a Londra -ma anche a Chieti- il divieto è già in vigore da tempo. Quella dei telefonini è una proibizione già in atto ed è molto probabile che una circolare del ministero della pubblica istruzione estenderà il veto alle device indossabili già alla prossima sessione di maturità. 

Intanto, l’UE, con i tempi biblici dell’eurocrazia, lavora ad una direttiva che imporrebbe il divieto, per i minori, di iscriversi sui social network. La Commissione Ue vorrebbe ricalcare le regole già in uso in America, ma – legislativamente parlando - si trova molto in ritardo. 

Il limite imporrebbe di inibire l’utilizzo di Twitter e Facebook ai minori di anni 16, se non con l’espresso consenso dei genitori. Una limitazione che, all’inizio, era stata fissata a 13 anni, come già in vigore nella maggior parte dei Paesi Ue, ma non in Italia.  Ci si chiede –però - come potrebbe essere espresso, tale consenso genitoriale. Cosa ne sarebbe dei milioni di account taroccati dietro i quali spesso si celano ragazzi, ma non solo? 

Si sa che i cellulari a tutto servono meno che a telefonare. I nativi digitali sono molto più abili dei propri genitori nello smanettare e hanno una necessità fisica di essere collegati, pena l’esclusione dal gruppo sociale cui appartengono.

In Italia assistiamo ad un paradosso tutto particolare e forse la domanda di fondo dovrebbe essere un’altra: da un lato si impongono veti, dall’altro in televisione impazzano spot che incitano all’acquisto di smartphone per bambini, con tariffe studiate ad hoc e filtri genitoriali facilmente aggirabili.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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