Snapchat

Whatsapp, il servizio di messaggistica gratuita recentemente acquistato da Zuckerberg, ha inguaiato più di una persona. Si pensi solo allo scandalo sulle baby prostitute romane o al meno noto amore tra prof e alunna minorenne.
Ecco, all’orizzonte, nuove applicazioni, in grado di by-passare questo limite di permanenza, che poco si sposa con l’immantinenza eterica.
Snapchat, che emulando l’adagio di Mission Impossible, autodistrugge i messaggi dopo 10 secondi. Un concetto di comunicazione effimera, che permette agli utenti di dire cose che mai ripeterebbero per e-mail o sms. Un metodo estremamente efficace quindi, per il sexting ovvero l’invio di sefie a contenuto erotico o esplicitamente sessuale. Un fenomeno dilagante, questo. Un modo nuovo per interagire con chi neanche conosciamo e darci (se maggiorenni) una serie di sfumature dell’iride variabili dal rosso del sesso al verde del cuore.
I dati dell’Eurispes e di Telefono Azzurro, purtroppo, ci dicono che un ragazzo su quattro in Italia ha fatto sexting almeno una volta e nel 47% dei casi ha tra i 10 e i 14 anni.
Il fenomeno è talmente diffuso che è stato elaborato persino un minidizionario all’uopo. Tra il truculento e il bizzarro, senza alcun romanticismo. Perché le parole sono tronche. Feriscono come lance che vanno subito al punto.
Partendo da un nm (dammi il tuo numero) a k (che fai oggi?) passando per Oom+ (ora o mai più) dove fdmccv (fa di me ciò che vuoi) xtulano (per tutta la notte)  non lascia spazi all’immaginazione.
Un linguaggio rituale, essenziale, che punta all’effetto finale con un distacco prepotente. Nessuno sguardo ammiccante, niente spazi per riempire il cuore. Solo fotogrammi che fibrillano sullo schermo della vita, che ci vola sotto, per 10 secondi al massimo.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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