SELMA - LA STRADA PER LA LIBERTA'

In Italia ha ottenuto solo € 223.675 32.087 al botteghino la scorsa settimana questo film, intenso, ma forse troppo lontano dalla visione dell’italiano medio e troppo intriso di storia per essere appetibile.

1964: il reverendo Martin Luther King combatte una battaglia impossibile. In un’America dove le differenze razziali sono ancora troppo forti per garantire l’estensione del diritto di voto ai neri, che nel film -per inciso- vengono sempre chiamati “negri” egli usa una sola arma: la parola.

Il vincitore del premio Nobel per la pace, ribattezzato anche il Gandhi nero, eccita gli animi o li placa, compie gesti che la folla talvolta non comprende e che pure creano acredine tra i proseliti che – sempre più numerosi – lo seguono usando l’arte antica dell’oratoria. Piange, ride, vive con la folla, fondendosi con essa attraverso la sua loquela inarrestabile.

Si isola spesso a scrivere, la penna in mano, le gambe incrociate, lo sguardo oltre. Oltre l’ostacolo, oltre le contingenze delle singole battaglie perdute. Fino alla fine. Mirabolanti le inserzioni degli spezzoni dei suoi veri discorsi, che riescono a piegare – nel 1965 – un Presidente degli Stati Uniti che -da lupo- si fa agnello. Con il Voting Rights Act Johnson fa il miracolo, proibendo le pratiche e procedure atte a escludere dal voto gli afroamericani: prassi in uso soprattutto negli Stati del sud.

Incredibile che il bravissimo interprete – David Oyelowo- non abbia avuto la nomination all’Oscar. 

Free, at last, come recita l'epitaffio sulla sua tomba. Da vedere. 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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