Se il capo ti spia ......

C’è voluta una sentenza della Corte europea di Strasburgo per fissare i limiti entro i quali il datore di lavoro può sorvegliare le attività sul web di un proprio dipendente durante l’orario di lavoro. Che, come nel caso di specie, possono portare anche al licenziamento.  Senza regole definite la privacy viene sovente violata o – comunque – non sufficientemente protetta – da abusi. Ogni lavoratore deve infatti ricevere una comunicazione sulla eventualità che l’azienda controlli la sua corrispondenza. Non è dunque sufficiente una generica circolare che vieti l’utilizzo di Internet, della e-mail personale e financo della fotocopiatrice per scopi privati e durante l’orario di lavoro. In un mondo iperconnesso è infatti impensabile essere completamente tagliati fuori dalla propria vita personale durante la prestazione delle attività lavorative. L’Art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani stabilisce che “la notifica del datore di lavoro sul monitoraggio deve essere chiara e anteriore all’accesso al contenuto delle comunicazioni”. Meno chiaro – invece-  quale sia i limiti oltre i quali “il monitoraggio non deve andare”. Certo è che devono essere esplicitati chiaramente tempo, persone che hanno avuto accesso ai dati sensibili e ai risultati di sorveglianza e – soprattutto- deve essere fornita idonea giustificazione per l’utilizzo di tali metodi intrusivi da parte dal datore di lavoro.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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