Pride: film indipendente e sorprendente

Un film sulla diversità. Pride non narra solo la lotta dei minatori gallesi contro il governo Thatcher, ma anche quella che ognuno di noi vive sulla propria pelle, intuendo se stesso. Sullo sfondo caotico di un’Inghilterra che scopre la peste del ventesimo secolo - l’Aids – un gruppo di ragazzi (gay e lesbiche) sostiene la battaglia di alcuni lavoratori per il proprio posto di lavoro.

Una Londra coloratissima, piena di dark e punk, contrapposta a un Galles saldamente ancorato a tradizioni che sembrano inespugnabili.

Il coming out di figli di buona famiglia che sono inutilmente ricondotti verso una via già tracciata fa da specchio a una società incapace di accettare la difformità. Quella che occupa certamente un piccolo spazio, in ciascuno di noi. Che ci fa stare in un limbo, talvolta, perché non omologati. E soffrire, finché non decidiamo di accettarci e di essere quello che siamo. Splendida la colonna sonora che accompagna il tutto: da Karma Chameleon (Culture Club), a Why (Bronsky Beat), passando per il meno noto You spin me round (Dead or Alive), fino alla bellissima Love and Pride (King). Mancavano solo Shake the disease e Strange love dei Depeche Mode, coeve ed emblema di quella società liquida, non omologata né categorizzata a livello sessuale, che sembra essere l’unico sopravvissuto allo tsunami emozionale degli anni ‘80. Un film non semplice, ma magistrale.

Blog di: 
Alessia Chinellato
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Olografo. Firmato. Depositato. Questo era, in tre parole, il testamento. Tanto bastava. Per salvaguardare il patrimonio materiale del de cuius. Ma: c’è altro. L’eredità eterica. Ciò che ha lasciato nel cloud.

Par condicio: anche sui social. Pure le suore potranno avere un profilo Facebook. Persino quelle di clausura, purché lo usino con discrezione e sobrietà. Discrezione: basta avere un profilo chiuso, magari senza foto e impicciarsi degli affari altrui evitando di condividere cose personali.