Placebo MTV Unplugged (Live)

Capita: di imbattersi in qualcosa di spettacolare. Una chicca che il mondo eterico ci dona e che può essere davvero un bel cadeaux natalizio. In questo mix dei #Placebo, fatto di canzoni vecchie e nuove, ci sono una serie di sperimentazioni che modificano leggermente le tracce originali, rendendole, ove possibile, ancora più struggenti. 

Baby, non dimenticarmi. Sembra straziare il cuore questo melting pot di cose già passate. A graffiare. Ancora una volta. Una pelle già provata: solcata da mille storie passate. Da tante persone che ci hanno squarciato il cuore, senza lasciarci nulla più che una strada già percorsa. 

E, allora, basta un singolo istante, a ricordarci tutto. Quel poco che siamo stati. Perché la felicità brucia in un attimo, condiviso. In quella carezza accennata, in quella parola pensata e non detta. 

In una mano che non abbiamo avuto il coraggio di stringere e che abbiamo lasciato andare. Come in A song to say Goodbye, dove archi sapienti straziano l'anima, fino a consumarla. Anime marcescenti in un limbo infinito, dove siamo tutti connessi, ma mai legati.

E' un malessere smisurato, che affonda fino alla radice dello spirito, quello che il frontman Brian Molko riesce a narrare. Un amplesso millesimato, dove essenze libere decidono di unirsi.

Anche le cover diventano materiale sperimentale per palati fini e un poco dannati: come il cantante, sempre in bilico tra paradiso e inferno.

Certi accordi ti salgono su per i pori. Come litanie disusate. Come la voglia immensa di Because I want You dove un pianoforte incalzante incita a non rinnegare i propri sogni. Unica ragione di vita Don't give up on a dream... ‘cause I want You too.

Solo riprendendosi ciò che ci dà vita i respiri assumono colore e sapore. 

E’ questa sua carica di realtà, senza scorciatoie, che fa di questa musica un leitmotiv verso una felicità sapida. 

Che sia un diavolo dalla pelle squarciata, un uomo dai lineamenti incisi e gli occhi liquidi o una donna dal viso enfiato, il risultato è un umidore impudico. Di persone capaci di amarsi solo ferendosi. Il cuore non è mai sereno. Si perde nei frame dell’esistenza, teca non sempre trasparente (come in Every me, Every You).

Il percorso, nomato vita, è come un buco che si apre a poco a poco nello spirito. Dove, scavando oltre la superficie piana del "come dovrebbe essere", si dipana l'incapacità di restare. Baby, did You forget to take your meds. E, più si cerca di dimenticare, più si viene scagliati sugli scogli di una realtà fatta di domande irrisolte, di malinconia e dipendenze.

Con i Placebo si può perdere ogni identità, alla ricerca della propria ombra, con feroce disgusto di se stessi. Sempre capaci ad andare: perché restare è difficile. Ed è un racconto pieno di vita, intrappolati nella satrapia del Fato, alla ricerca di impulsi novatori per chi sa vivere solo tra diapositive arlecchinesche. Too many friends, too many people.

Consapevoli della propria epifania del destino, tracciamo uno strano eloquio, come spiriti erranti. Capaci di percorrere l'ebbrezza di una notte e niente più. Emuli di noi stessi, alla ricerca di conoscenze nuove che ci faranno caracollare ancora e ancora. Senza meta.

Spaurenti emuli dei nostri fantasmi, consapevoli che non siamo niente senza l'altro Without You I'm Nothing anche se non riusciamo a trattenerlo. Sempre pronti a esperienze funamboliche che ci feriranno di nuovo, tra mattane sempre diverse. Come in Bosco. Un itinerario senza meta, dove erriamo consci dell’esistenza di qualcuno in grado di ricondurci a casa: un luogo troppo freddo per appartenerci. 

Il climax è, però, in una struggente versione di Hold on to me, forse una delle più belle canzoni d'amore scritte negli ultimi anni: un sentire che non si fa domande, che brucia e si consuma, come tutte le cose che meritano di essere vissute: breath and believe

Alla fine del peregrinare resta solo una certezza cui attaccarsi e capace di redimerci. Ed è un enfiato di archi talmente straziante da lasciare gli occhi tumidi e le gambe forti. Pronte a partire: per la meta. Prima che sia troppo tardi.

Cum dedicatione

 

 

Blog di: 
Alessia Chinellato
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